Incontro dei Popoli 2008
mercoledì, luglio 16, 2008

culture, colori e sapori dal mondo

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Tutti i diritti umani per tutti
giovedì, agosto 02, 2007

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7 ottobre 2007: Da Nairobi in marcia verso Assisi! Ti aspettiamo!
martedì, febbraio 06, 2007
Nairobi 24 gennaio 2007 - La prossima marcia per la pace Perugia- Assisi si svolgerà domenica 7 ottobre e sarà preceduta da una settimana di mobilitazione per la pace che con centinaia di iniziative della società civile e degli enti locali in tutta la penisola. L’annuncio è stato dato al World Social Forum nel corso di una conferenza stampa. “La Perugia –Assisi inizia da qui, dal cuore dell’Africa – ha dichiarato Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace- Il tema di quest’anno sarà “All Human Rights for All - Tutti i diritti umani per tutti” e ci muoveremo in questo senso a partire da oggi. Verranno con noi tante persone dalle baraccopoli e dei rappresentanti della società civile africana”. La settimana per la pace inizierà il primo ottobre e si concluderà con i ventiquattro chilometri di marcia da Perugia ad Assisi. Le persone che parteciperanno si metteranno in cammino per affrontare i temi e i problemi per i quali siamo oggi a Nairobi insieme alla società civile africana e internazionale: la lotta alla povertà, la pace in Medio Oriente, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, la comunicazione e informazione di pace. Rispetto a tali obiettivi chiederemo alla politica e alle istituzioni di impegnarsi per raggiungere risultati concreti. “
fonte www.nairobi2007.it
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Tor Bella Monaca per la Cooperazione Decentrata
lunedì, gennaio 29, 2007
L'Africa è in Movimento. Questo è lo slogan dei Ragazzi del Mondo. Questo è l'agire politico attraverso il programma di azioni e dell'impegno che assumerà la nuova sede operativa dell'Associazione Intarnazionale Noi Ragazzi del Mondo con la sua Biblioteca dedicata a Yaguine e Fodè: due ragazzi africani morti durante un viaggio "clandestino" nel tentativo di recapitare una lettera ai Capi di Stato dell'Europa dove chiedevano un'assunzione di responsabilità nel ripensare ad una politica mondiale basata sul rispetto della vita nel sogno di un nuovo mondo possibile. La Biblioteca Yaguine e Fodè nasce all'interno del CIS della Comunità Capodarco di Roma nel quartiere di Tor Bella Monaca ed è dedicata a tutti i ragazzi delle periferie del mondo. Nell'ambito delle iniziative e dei programmi della biblioteca verranno inoltre evidenziati i progetti di autosviluppo che stiamo condividendo con i nostri amici dell'America Latina: il Movimento per la Dignità della Vita in Ecuador e l'Associazione Mujeres - Donne per la Solidarietà in Bolivia.
Rocco Luigi Mangiavillano
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Lettera da Nairobi al Presidente del Consiglio Romano Prodi da Flavio Lotti
lunedì, gennaio 22, 2007
Caro Presidente,Le scrivo da Nairobi, nel cuore dell’Africa, seduto accanto a due milioni e cinquecentomila persone che in questa città sono costrette a sopravvivere e a morire miseramente con in tasca meno di un dollaro al giorno. Li ho incontrati ieri a Kibera, la più grande baraccopoli dell’Africa, da dove è partita la Marcia per la pace che ha aperto i lavori del Forum Sociale Mondiale. Camminando insieme a loro, dal quartiere più povero a quello più ricco di Nairobi, ho avvertito un profondo disagio per le ingiustizie che continuano ad uccidere ogni minuto centinaia di bambini e bambine, donne e uomini innocenti. Questa mattina li ho incontrati nuovamente a Korogocho, la discarica di Nairobi, dove si è svolta la prima assemblea del Forum Sociale Mondiale: un’assemblea eucaristica carica di preoccupazioni, di gioia e di speranza.Caro Presidente, vista da qui a Nairobi, la base militare che gli Stati Uniti intendono costruire a Vicenza appare come un insulto a tutte queste persone private della propria dignità e di ogni diritto, straziate dal morso della fame e delle peggiori malattie, violentate e abusate, ignorate e abbandonate dal mondo. Immersi in questa miseria la costruzione di una nuova base di guerra è un inaccettabile spreco di denaro pubblico. E le cose inaccettabili non possono essere accettate. Di chiunque sia quel denaro, sono soldi sottratti alla lotta alla povertà.Cosa dobbiamo dire ai ragazzi e alle ragazzi che oggi, forse per la prima volta, sono usciti dalle loro baracche per marciare al nostro fianco chiedendo giustizia, diritti umani, pace? Cosa dobbiamo dire quando ci chiederanno perché l’Italia ha deciso di appoggiare la costruzione di questa nuova base americana? Perché signor Presidente? Quale nobile motivo ha spinto il suo Governo ad assumere una decisione così importante? Quanti aiuti umanitari decolleranno dalla nuova base di Vicenza? Quante vite umane riusciremo a salvare grazie a questa nuova infrastruttura strategica?Si dice che gli impegni internazionali si debbono mantenere. Ma allora… perché l’Italia mantiene sempre gli impegni militari con il governo degli Stati Uniti e non rispetta gli impegni contro la povertà che il governo si è assunto con l’Onu e tutti gli altri governi del mondo, come gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio?Come faremo a spiegare che anche quest’anno dovranno cavarsela da soli perché l’Italia ha stanziato per la cooperazione internazionale solo una piccola somma incapace persino di toglierci da quell’angusta posizione che ci identifica come il paese più avaro dell’occidente? Quest’anno non c’erano soldi per salvare la loro vita. Non ce n’erano neanche l’anno scorso. Com’è possibile allora che ogni anno il nostro bilancio militare raggiunga un nuovo record?

tratto da www.nairobi2007.it
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Un altro Forum e' possibile, anzi e' gia' cominciato
NAIROBI 22 GENNAIO 2007 ORE 10.45 - Un altro Forum è possibile, anzi è già cominciato, per parafrasare lo slogan più ripetuto in questi giorni a Nairobi. Non si è giunti ancora a metà della maratona di incontri, dibattiti, seminari, iniziative di ogni genere, ma è chiaro che “la prima volta” africana sta suggerendo novità rilevanti. Nairobi potrebbe modificare la carta d’identità dei prossimi Forum sociali mondiali. Balza all’occhio il fenomeno della tracimazione: il popolo del Forum trabocca dal Moi Center per infilarsi nelle baraccopoli, per curiosare dentro le pieghe di una città che moltissimi vedono per la prima volta; ma è soprattutto il popolo dei 200 slum di Nairobi che trabocca verso il Forum e verso il centro della città, invadendo e permeando il primo, sfidando e rioccupando il secondo con la marcia di inaugurazione e col corteo finale.La cifra di Nairobi 2007, perciò, sembra essere quella di aver perso lungo la strada per l’Africa buona parte di antagonisti, disobbedienti, anti-imperialisti vari e di aver offerto il microfono e i riflettori ai baraccati, alla marginalità, a quel “popolo sotto la soglia del dollaro al giorno” di cui tanto hanno parlato gli appuntamenti precedenti facendoli però poco parlare.Qui, a Nairobi, gli eventi non avvengono solo a Kasarani, ma anche nelle periferie normalmente più inaccessibili all’europeo e in genere all’occidentale. E, nel contempo, 5.000 abitanti delle baraccopoli portano al collo il pass di partecipante al Forum.

di Luciano Scalettari, Famiglia Cristiana
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Le delegazioni presenti al settimo WSF
La delegazione italiana presente al settimo WSF di Nairobi e' la piu' importante tra quelle del nord del mondo. Conta su piu' di 500 presenze, circa 220 arrivate con la Tavola della Pace, 80 con Punto Rosso, 70 con la Caritas e altre con delegazioni piu' piccole. La prima riunione si e' tenuta subito dopo l'apertura ufficiale. Sono stati lanciati appelli su temi ritenuti cruciali per l'italia ma non solo: la partecipazione alla marcia del 17 febbraio contro l'ampliamento della base statunitense di Vicenza che si terra' proprio nella citta' veneta; l'appoggio ai comitati che stanno raccogliendo le firme per la legge di iniziativa popolare per fare dell'acqua un bene pubblico a con l'accesso per tutti. Sono stati ricordati gli stati dove l'accesso all'acqua e' diventato un diritto costituzionale e/o basilare: Argentina, Uruguay, Bolivia, Venezuela e Cuba. Tutti Stati sudamericani e inseribili nel gruppo di paesi che stanno tentando di costruire modelli nuovi sia nelle relazioni Stato/cittadino che nelle relazioni internazionali.

La delegazione latinoamericana piu' importante al WSF 2007 e' quella brasiliana: in particolare con i Sem Terra e il nucleo forte di Via Campesiana. Rilevante e' anche la presenza di movimenti femministi o di difesa dei diritti delle donne.
Juan Pablo Rodriguez di Via Campesina ci ha sottolineato l'importanza delle lotte, in tutto il pianeta, contro le multinazionali, i latifondi e le coltivazioni geneticamente modificate. Ci ha invitati a osservare e valutare con piu' attenzione la svolta politica dell'america del sud che ha un valore di reale partecipazione popolare; una democrazia di tutti e non di pochi come quella che spesso viene propagandata dalle potenze occidentali.

di Gianni Tarquini
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Le donne protagoniste al FSM
Le donne sono protagoniste del WSF e la Marcha de las Mulheres, nata in Brasile, da impulso a nuove campagne internazionali. Miriam Nolre, coordinatrice internazionale, ci racconta degli ottimi risultati ottenuti nella campagna del 2005 che ha fatto arrivare le problematiche delle donne di tutto il mondo in centinaia di citta' di tutto il mondo. Ora ci si muovera' con azioni locali e nazionali focalizzate su 3 temi: 1 Violenza di genere; 2 Sovranita' alimentare; cuestione ambientale e importanza delle donne per la difesa del pianeta. Nel 2008 ci si ritrovera; per valutarne l'impatto e si proporra' una nuova campagna internazionale.

di Gianni tarquini
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Appello di Vandana Shiva
Vandana Shiva, nel seminario del 21 gennaio sulla rivoluzione verde in Africa, ha lanciato l'appello per fermare la possibile seconda rivoluzione verde gia' in atto in alcune zone africane. Ha raccontato le battaglie nel Punjab , in India, e messo all'erta verso la pericolosita' nel concedere la produzione alimentare ai voleri del profitto, con le liberalizzazioni, e nelle mani di poche multinazionali. Ha presentato il Manifesto per il futuro delle sementi, che sono e saranno fondamentali per l'accesso democratico al cibo e, di conseguenza, per le generazioni che verranno.

di Gianni tarquini
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L'Africa al centro
Il 20 gennaio 2007 si e' aperto il settimo Forum Sociale Mondiale. La nuova kermesse, che ha l'obiettivo di riunire le voci critiche contro il modello ingiusto della globalizzazione finanziaria, si sta svolgendo in Africa, a Nairobi, ancora una volta mettendo il Sud al centro e ribaltando i rapporti di forza economici, finanziari e militari che dominano le relazioni internazionali.
Nairobi ha accolto le delegazioni internazionali un po' come fa sempre l'Africa con il ricco del nord: citta' blindata per la sicurezza, alberghi pronti, prezzi aumentati per il 'turista' straniero. Ma il modello alternativo che cerca di proporre il Forum ha gia' scombinato i programmi: la marcia del 20 ha reso frequentabili alcune strade spesso inaccessibili per i bianchi e i turisti; i bambini di strada e le donne ne sono stati i protagonisti sconvolgendo le gerarchie; i messaggi lanciati sono poco disposti a ricambiare con la mediazione le gentilezze dek modello basato sul consumo e sulla reverenza verso chi puo' acquistare con maggior facilita'.
I bambini di padre Kizito, delle baraccopoli di Korogocho,saranno protagonisti di molti momenti del Forum e le donne, protagomiste della cerimonia d'apertura, hanno lanciato messaggi chiari: l'Africa non e' povera ma e' stata impoverita e e' depredata , e' il continente dello spirito e non dell'economia e la finanza e per questo la sua gente sara' la piu' capace di unirsi con gli altri per un vero cambiamento. Solo deve lottare e aspettare questo futuro migliore.
di Gianni Tarquini
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Fòrum Social Mundial contro la miseria e la guerra
martedì, gennaio 02, 2007
Forum Sociale Mondiale di Nairobi, Kenia
dal 20 al 25 Gennaio 2007
L’Italia con l’Africa
al Forum Sociale Mondiale di Nairobi.

Il Coordinamento nazionale degli Enti Locali per e con l’Africa intende:

completare il censimento di tutti gli Enti Locali che hanno attivato progetti e rapporti di solidarietà e cooperazione con l’Africa;

promuovere la costruzione progressiva della rete degli Enti Locali per l’Africa al fine di valorizzare le esperienze in corso; accrescere l’efficacia degli interventi; promuovere un nuovo atteggiamento dell’opinione pubblica e delle istituzioni nei confronti della realtà africana;

proseguire la campagna per l’apertura della sede Rai in Africa, quale segno di una nuova apertura e attenzione del servizio pubblico radiotelevisivo nei confronti dei popoli del sud del mondo.

L’agenda di Nairobi

Il programma del Forum Sociale Mondiale di Nairobi (20-25 gennaio 2007) si svolgerà attorno a questi novi temi e obiettivi:

1. Costruire un mondo di pace, giustizia, etica e rispetto per le diverse spiritualità
2. Liberare il mondo dalla dominazione del capitale multinazionale e finanziario
3. Assicurare un accesso universale e sostenibile ai beni comuni dell'umanità
4. Democratizzare la conoscenza e l’informazione
5. Assicurare la dignità, difendere la diversità, garantire l’uguaglianza di genero ed eliminare tutte le forme di discriminazione
6. Garantire i diritti economici, sociali, culturali e umani, specialmente il diritto al cibo, alla casa, all’assistenza sanitaria, all’educazione e al lavoro decente
7. Costruire un ordine mondiale basato sulla sovranità, l’autodeterminazione e i diritti dei popoli
8. Costruire un economia sostenibile basata sull’uomo
9. Costruire strutture ed istituzioni politiche realmente democratiche con la partecipazione popolare alle decisioni ed il controllo delle politiche e delle risorse pubbliche

fonte: www.entilocalepace.it

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Festa ROM al Villaggio di Salone - Roma
martedì, dicembre 19, 2006
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Il diritto di essere ascoltati
giovedì, novembre 09, 2006
Il diritto di essere ascoltati
Progetti e speranze del Movimento internazionale di bambini e adolescenti lavoratori

Si è concluso il 29 ottobre scorso, con l'incontro pubblico presso Unicef Italia a Roma, il Terzo Incontro Mondiale dei Movimenti di bambini e adolescenti lavoratori, patrocinato da diversi enti e partner italiani, tra i quali anche l’Istituto degli Innocenti.Il meeting, iniziato il 15 ottobre a Colle di Val d’Elsa (Siena), si è articolato in diverse sessioni. La principale, a porte chiuse, è stata riservata ai lavori dei 24 delegati dei tre continenti (Africa, Asia e America Latina), giunti in rappresentanza dei loro gruppi di base, che li hanno eletti nei diversi livelli locale, nazionale e continentale. Per un totale di 11 giorni, i ragazzi hanno condiviso le loro esperienze in quanto bambini e adolescenti che lavorano e in quanto membri delle organizzazioni che difendono i diritti dell’infanzia: i “Movimenti”, da loro stessi fondati e condotti con l’aiuto degli accompagnatori adulti. I delegati hanno discusso animatamente per trovare delle linee comuni sulle quali fondare una struttura internazionale che rafforzi la loro lotta contro lo sfruttamento economico e per il riconoscimento del diritto a un lavoro degno. Come riportato nella loro dichiarazione finale, il Movimento Mondiale è un mezzo per esprimere la loro solidarietà e parlare con una stessa voce: la volontà di creare una rete internazionale è stata sancita dalla costituzione di un coordinamento mondiale e dall'elaborazione di un piano di azione triennale, sottoscritto da tutti i bambini partecipanti al meeting.

Approfondimento forum ragazzi

Accanto alle riunioni dei delegati dei Movimenti, il convegno di Siena ha promosso spazi di confronto dedicati agli adulti, in particolare agli educatori che accompagnano i bambini lavoratori nei rispettivi paesi, e agli esperti che a livello internazionale hanno svolto studi significativi sul tema. Uno di questi è stato il seminario “Con i bambini lavoratori” organizzato a Siena, presso il palazzo Patrizi, dal 21 al 23 ottobre. Approfondimento seminario adulti

Fonte: Istituto degli Innoccenti Firenze - Minori e lavoro
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Carta abierta a la ministra del ambiente ecuatoriana
mercoledì, giugno 28, 2006
CARTA ABIERTA A LA MINISTRA DEL AMBIENTE ECUATORIANA
Quito, 27 de Junio de 2006

Frente al "Diálogo Forestal" que tuvo lugar el pasado 12 deJunio, la CONAIE junto con otros organismos preocupados por el medio ambiente de nuestro país proponen difundir esta carta a la Ministra de Ambiente Ecuatoriana con el fin de exponer estas inquietudes, y darlas a conocer a la opinión pública. Se requiere entonces que esta carta sea difundida a todos las organizaciones. Gracias por su colaboración

Quito, 9 de junio 2006
Señora Dra. Anita Albán Ministra del Ambiente
Presente.-
Señora Ministra:
Nos dirigimos a usted para hacerle conocer nuestra preocupación ante el proceso del
Diálogo Nacional sobre Control Forestal. Este proceso no incluye a actores importantes afectados directamente por la destrucción de los bosques, a sus organizaciones de base y a sus organizaciones nacionales. El diálogo regional de Esmeraldas evidencia la falta de participación de grupos ciudadanos y comunitarios.
La representatividad mayoritaria en estos procesos corresponde a la industria maderera.
Este hecho es preocupante pues sus representantes no pueden ser juez y parte en la
discusión de un tema tan delicado para el país como el control de la deforestación.
Esta representatividad explica que en estas reuniones se apunte más a formular una política
forestal, a ampliar la superficie de plantaciones forestales (desregularizar) e incrementar
incentivos a las plantaciones. Esto beneficia abiertamente a los industriales madereros y no
resuelve el aspecto fundamental de la convocatoria: el control forestal.
Asumir una política de control forestal supone, desde nuestro punto de vista al menos, los
siguientes aspectos:
1. La participación activa y el consentimiento de las comunidades afectadas, de sus
organizaciones de base y de sus organizaciones nacionales.
2. Conservar los últimos bosques primarios que sobreviven en el país, prohibiendo
totalmente su explotación y exigiendo el cumplimiento de la legislación que protege
el patrimonio forestal del Ecuador,
3. Aplicar una moratoria a la industria maderera hasta determinar los impactos sociales,
ambientales y económicos que ha causado al país; y,
4. Prohibir la ampliación de plantaciones, principalmente de eucalipto, pino y palma
africana, que están terminando con bosques primarios y tierras de vocación agrícola;
además de atentar contra las fuentes de agua y la vida de las poblaciones locales.
Como usted podrá ver en los resultados de los diálogos regionales, Señora Ministra, los
objetivos para los que fueron convocados no se cumplen, sino que, por el contrario, el sector
maderero intenta establecer una nueva política forestal a su medida, ignorando por completo
la necesidad de una auténtica política de control forestal ausente en nuestro país.
Por los argumentos expuestos desconocemos este proceso y hacemos un llamado para
que como autoridad ambiental del país, convoque a un diálogo con verdadera
ipación y consentimiento, donde decidamos sobre la gestión de
rales y no se faciliten las condiciones para que sean los grupos de
es continúen destruyendo el patrimonio natural del país.
1
Acción Ecológica
Marcelo Cotera
FUNDECOL
pulares
~ W tdee Defensa de la Amazonía
Foro de os Recursos Hidricos t
cc. FAO. Oficina Regional para América Latina
FA0 Departamento Forestal
UlCN Oficina Regional para Mesoamérica
Sociedad Civil en general
Banco Mundial BM
Banco Interamericano de Desarrollo BID
Fonte: www.conaie.org
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ECUADOR: il suo futuro
giovedì, maggio 25, 2006
(dall’agenzia ALAI)

Renè Bàez, scrittore ecuadoriano, Premio Nazionale d’Economia dell’Ecuador, ci permette di conoscere in modo più approfondito qual è il futuro che si prospetta per l’Ecuador.
Dopo il blocco al TLC (trattato del libero commercio) che Palacios veniva negoziando con la Casa Bianca, si prospettano tre rotte per il futuro dell’Ecuador.
La prima, sarebbe la continuità della strategia pro monopolistica, cioè la ristrutturazione subordinata e reprimente che si è istituzionalizzata da tre decadi nel paese, ciò significherebbe radicalizzare ancor di più gli aggiustamenti e le riforme liberali che hanno esteso la povertà e l’indigenza al 70-80 per cento della popolazione, quindi si attuerebbe un nuovo esodo di milioni di ecuadoriani e culminerebbe col processo di “balcanizzazione” amministrativo-territoriale dell’Ecuador. Questa rotta si iscrive nella denominata “modernizzazione riflessa” (anche denominata “globocolonizzazione” dai critici della mondializzazione corporativa) e conta sull’entusiastica adesione di partiti politici della destra e filo-imperialisti come il PSC di Leòn Febres Cordero e del PRIAN del multimiliardario Alvaro Noboa.
Questa strategia/modello risponde alla logica intima del capitale finanziario transnazionale e conta sull’appoggio dell’oligarchia e della bancocrazia creole che, nonostante l’evidente insuccesso storico, mantengono intatti il loro potere materiale ed il loro controllo degli apparati ideologizzanti.

Un secondo cammino sorgerebbe da certi “ritocchi” al quadro anteriore come quello che propongono i partiti della sbiadita centrosinistra: ID, PRE, PSP e altri. Il loro programma proporrebbe alcuni “cambiamenti”: riforme istituzionali epidermiche, politiche marginali di incremento produttivo, ristrutturazioni convenzionali del debito estero che attualmente arriva a 18 mila milioni di dollari, assistenzialismo d’elemosina, programmi ambientalisti più o meno innocui… si tratterebbe d’una socialdemocrazia “light”, orientata a mascherare gli effetti più devastanti della mondializzazione corporativa.

Il cammino dell’ALBA (Alternativa Bolivariana per le Americhe)

La terza rotta/strategia ha incominciato ad avere “visibilità” e forma nelle vaste mobilitazioni indigene – popolari – studentesche che hanno bloccato l’Ecuador lo scorso marzo facendo sentire la loro voce di protesta contro l’ora defunto TLC, le petroliere straniere, in particolar contro l’OXY, e contro il coinvolgimento del paese nel Plan Colombia/Plan Patriota.
Quelle giornate contestatarie – represse con operazioni militari e poliziesche dalle tinte razziste – hanno coinciso, non casualmente, con le spettacolari avanzate delle forze nazionaliste e antisistema della Bolivia e del Perù.
Nel caso ecuadoriano, il rinascere del nazionalismo dopo l’ultima emergenza come fermento nell’Abril Forajido dell’anno scorso, sta configurando una strategia d’alternativa per le varianti del neoliberalismo su segnalate, e mira a convertirsi nello spartiacque della politica ecuadoriana al di là dei risultati delle elezioni presidenziali del prossimo ottobre.
Alludiamo che “quelli di sotto”, dalle loro molteplici barricate, non solo stanno apportando alla critica del decadente discorso della Modernità (il denominato “idiotismo razionale”), ma anche che stanno contribuendo con proposte percorribili per la ricostruzione dell’Ecuador.
Possiamo dire che questa strategia si è rafforzata con idee-forze come queste:
- Rifiuto della partitocrazia tradizionale e della equazione politica = corruzione.
- Richiesta di rottura con l’istituzionalizzazione neoliberale stabilitasi nella Costituzione del 1998.
- Rivalorizzazione dello Stato come asse politico ed economico della società; d’uno Stato unitario, multiculturale e inclusivo.
- Recupero da parte dello Stato delle principale risorse naturali di base e controllo da parte dell’ente pubblico della frazione eccedente. Specificamente, e come domanda urgente, la nazionalizzazione di PETROECUADOR riscattandola dall’ingerenza di potenti mafie politiche – imprenditoriali esterne e native.
- Cancellazione dell’immorale debito pubblico estero.
- Neutralizzazione dell’attuale modello bancario (considerato parassitario) e incremento dell’ “economia reale” attraverso l’azione di una rivitalizzata banca statale.

È evidente che questi vettori della strategia nazionale e popolare in fase di galvanizzazione si prefigurano non soltanto come una rotta diametralmente opposta al modello neo-colonizzatore che finora hanno imposto le transnazionali con la venia delle borghesie “consolari” ecuadoriane, ma anche si ingranano naturalmente con le iniziative solidarie che viene progettando l’ALBA (Alternativa Bolivariana per le Americhe), cioè la politica d’ integrazione che promuove con ottimi risultati il ribelle Venezuela col supporto basato sulla “diplomazia del petrolio”.
Dialettica della dominazione, dialettica della resistenza.
Chi ha detto che il fondamentalismo liberale avrebbe segnato la fase terminale della storia di queste terre?

Ana Maria Montenegro
posted by Rocco Luigi Mangiavillano at 8:26 PM | Permalink |
VERSO DOVE? Che ne è degli Obiettivi del Millennio


Le scuole romane che hanno lavorato attorno a queste mete fissate ormai sei anni fa dai Paesi che si sono impegnati a combattere la povertà, l’analfabetismo e le malattie, hanno presentato i progetti realizzati in un incontro organizzato dal Comune di Roma alla presenza del Sindaco Veltroni.
Mentre sullo schermo scorrevano le immagini dei tanti filmati prodotti, si è discusso attorno alle diverse sfaccettature del rapporto Nord-Sud.
Si è parlato del ruolo della politica ( Lorenzo, sì, proprio “Jovanotti”) che deve necessariamente accompagnare la partecipazione dalla base, perché se non sono le leggi e gli accordi internazionali a porre basi di giustizia su cui costruire il presente e il futuro, la partecipazione privata si limiterebbe ad essere carità sporadica sul modello del “dona un euro con il tuo sms e continua la giornata senza tanti turbamenti”.
Si è discusso di “sobrietà felice” , forse l’unica strada per la sopravvivenza, perché ha ricordato A. Zanotelli, se tutta l’umanità aspirasse al grado di sviluppo economico dei Paesi industrializzati, sarebbero necessari cinque pianeti Terra da cui depredare risorse e altrettanti da utilizzare come discariche.
Si è ricordato il debito che strozza tanti Paesi, come quelli che mentre ricevevano aiuti caritatevoli per la tragedia dello Tsunami, versavano alle Nazioni che si prodigavano negli stessi, interessi sul debito infinitamente sproporzionati.
Si è citata la Bossi-Fini, lieta conclusione di tanti viaggi nati da sacrifici e speranze.
E’ stato riproposto il boicottaggio della Nestlè che invita a scegliere il proprio latte in polvere, sebbene in tanti Paesi l’acqua per diluirlo sia raramente potabile e diventa veicolo di infezioni oltre ad essere meno nutriente del latte materno e a non saper attivare, come questo, le difese immunitarie.
Si è valutato che sarebbe opportuno mandare di pari passo la politica e la carità (P. Kizito), perché il predominio della prima porterebbe alla deresponsabilizzazione del singolo che demanderebbe ai potenti il proprio ruolo partecipativo, mentre l’assolutizzazione della seconda rimarrebbe nel privato senza cambiare i rapporti tra sfruttati e sfruttatori.
E’ stata sottolineata, da Don Franco Monterubbianesi, l’importanza dell’Ottavo Obiettivo, quello che pone alla base del cambiamento le relazione internazionali nate sulla reciprocità, attraverso la costruzione di reti di scambio e sostegno.
E’ stata raccontata da Boniface, universitario keniota, la storia di un ragazzino di strada tra scippi e colla da sniffare, per poi comprendere che quello era il suo passato che rivive ogni fine settimana, quando va a cercare nella strada bambini e ragazzi a cui tenta di restituire una vita degna.

Tanto si è detto insomma, ricordato e riproposto, perché veramente la resistenza deve essere vigile da ogni punto di vista, per accerchiare un sistema economico, politico, culturale ed esistenziale che mentre priva del futuro l’80% degli abitanti del pianeta, toglie al rimanente 20% la dignità di chiamarsi uomini e donne.
Peccato che tanti ragazzi, appena finito di vedere i loro compagni sul palco, abbiano lasciato la sala. Peccato, perché significa che neanche laddove si punta sull’informazione ed il coinvolgimento dei giovani che in prima persona hanno ragionato e lavorato alla costruzione del presente e del futuro, si è riusciti a bucare quel vuoto che separa le nostre azioni quotidiane, il qualunquismo, la sfiducia, gli affari nostri, da quel mondo di ideali che magari proclamiamo aspettando che altri si impegnino a realizzare.
Certo il Sud ha la forza di chi vuole rinascere – lo insegna bene l’America latina con i suoi cinque secoli di resistenza che sono la forza degli attuali cambiamenti, ed è da questa forza che possiamo trarre la linfa per attraversare, con uno sguardo più acuto, la nostra società, i nostri governi, i nostri sogni, i progetti, le utopie da realizzare.

Fabiola Del Vecchio
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IV Incontro con il Cinema Latinoamericano
IV Incontro con il Cinema Latinoamericano
L’Associazione Culturale Nuovi Orizzonti Latini organizza dal 27 maggio al 1 giugno il IV Incontro con il Cinema Latinoamericano nei seguenti luoghi:27 e 28 maggio presso la Casa del Cinemadal 29 al 31 maggio al CEB, presso l’Ambasciata del Brasile1 giugno presso il Cinema Caravaggio.Quest’anno sono due gli ospiti d’onore: la bella, brava e socialmente impegnata, Vanessa Bauche, arrivata alla fama internazionale con il pluripremiato film messicano Amores perros.L’altro ospite è lo scrittore, giornalista, regista e ora Segretario alla Cultura di San Paolo (Brasile), João Batista de Andrade, che presenterà in anteprima europea il suo documentario Vlado: 30 anni dopo. Il film narra la vita e l’uccisione del giornalista Vladimir Herzog, durante la dittatura militare brasiliana.Inoltre molte altre novità cinematografiche latinoamericane.Leggi il programma www.nuoviorizzontilatini.it
Fonte: Roma Multietnica - guida alla città interculturale http://www.romamultietnica.it/default.asp
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Ecuador - Espulsa la compagnia petrolifera oxy
venerdì, maggio 19, 2006
Il governo dell'Ecuador revocherà il contratto con la compagnia petrolifera americana Occidental Petroleum (Oxy) e la priverà dei suoi beni nel Paese, il quinto produttore di greggio del Sudamerica. Lo ha annunciato il ministro dell'energia, Ivan Rodriguez. "Accettiamo la domanda e l'istanza di Petroecuador e del procuratore generale del Paese, e dichiariamo l'annullamento del contratto", ha detto in serata Rodriguez ai giornalisti. Il suo sfruttamento dalle risorse energetiche dell'Ecuador ha suscitato proteste di gruppi indigeni, che chiedevano al governo di Quito di espellere Oxy e di attuare riforme tali da consentire agli abitanti delle regioni povere dell'Amazzonia di beneficiare dei proventi petroliferi.
Fonte: www.peacereporter.net/
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Manifestazioni contro la Oxy in Ecuador
lunedì, maggio 15, 2006
La manifestazione amazzonica contro il rinnovo del contratto tra lo Stato ecuadoriano e l´impresa petrolifera statunitense Occidental Petroleum è arrivata martedì a Quito, capitale dell´Ecuador. Migliaia di persone hanno> partecipato alla mobilitazione. La Confederazione delle Nazionalità Indigene dell´Ecuador (CONAIE) è stata una delle principali organizzazioni a prendere parte alla manifestazione. Tra gli altri, hanno partecipato anche rappresentanti dei governi locali dell´Amazzonia e deputati del Movimento dell´Unità Plurinazionale Pachakutik-Nuevo País. I manifestanti ecuadoriani rifiutano che lo stato risolva le tensioni con la Occidental Petroleum, conosciuta anche come Oxy, attraverso un accordo senza il consenso delle due parti. I movimenti sociali ecuadoriani, soprattutto quelli indigeni, chiedono che cessi il contratto che unisce l´impresa petrolifera statunitense allo Stato dell´Ecuador. La Occidental Petroleum è attualmente in causa per la avere venduto all´impresa canadese Encana le sue azioni in un blocco dell´Amazzonia, senza il previo consenso dello stato. La manifestazione di martedì è passata dalla Procura Generale dello Stato e dal Ministero dell´Energia. Secondo il quotidiano ecuadoriano El Comercio, il presidente della CONAIE, Luis Macas, e il presidente della Confederazione dei Popoli di Nazionalità Kichwa dell´Ecuador (ECUARUNARI), Humberto Cholango, hanno dichiarato che il movimento indigeno organizzerà una grande mobilitazione se il governo non caccerà la Oxy dal paese. I movimenti e i rappresentanti dell´Amazzonia ecuadoriana chiedono inoltre, tra le altre cose, che la propria regione riceva maggiori benefici dall´attività petrolifera e che vengano attuate misure per tutelare l´ambiente.
Traduzione di Arianna Ghetti - Revisione di Benedetta Scardovi-Mounier - Progetto Terre Madri Traduttori per la Pace - Radiomundoreal - www.terremadri.it - www.traduttoriperlapace.org
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Problemi fisici delle donne, i lati oscuri dello sfruttamento della Suez a Manaos. Giovedì 11 maggio 2006
Problemi fisici delle donne, i lati oscuri dello sfruttamento della Suez a Manaos. La cattiva gestione della multinazionale Suez a Manaos (Brasile) causa, tra le altre cose, seri problemi fisici alle donne, secondo quanto ha denunciato oggi Francis Santos Junior, testimone nella causa intentata contro la Suez che si svolge presso il Tribunale dei Popoli, nell´ambito dell´incontro "Allacciando Alternative 2". Dolori alla colonna vertebrale, vene varicose e persino disturbi ginecologici sono alcuni dei problemi che la testimone ha illustrato per fare luce su una situazione che passa inosservata dalla società in generale. La brasiliana ha dichiarato che le poche ore di fornitura di acqua costringono la gente ad alzarsi all´alba e caricarsi in spalla pesant barili per il consumo giornaliero della casa e per poi dedicarsi ai propri rispettivi lavori. Questo lavoro, secondo Francis Santos Junior, lo fanno sempre le donne, a volte gravide o con bambini appena nati, e persino le bambine, che, secondo lei, soffriranno di mali maggiori in futuro. La Suez è stata una delle multinazionali a cui è stata fatta causa, assieme a Aguas de Barcelona, GTZ e Unión Fenosa, nell´ambito dei servizi pubblici (acqua ed elettricità).
María Martín. Radio Vallekas Red Internacional de Mujeres Periodistas y Comunicadoras Foro de Radios / Enlazando Alternativas 2 Traduzione di Arianna Ghetti - Revisione di Benedetta Scardovi-Mounier - Progetto Terre Madri Traduttori per la Pace - Radiomundoreal - www.terremadri.it - www.traduttoriperlapace.org
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Stédile mette in guardia sui pericoli della modernizzazione dell´agricoltura in Cina. Giovedì 11 maggio 2006
Il brasiliano Joao Pedro Stédile, rappresentante di Vía Campesina, mette in guardia sui pericoli come conseguenza della modernizzazione dell´agricoltura in un paese come la Cina, non soltanto per la sua popolazione, quanto per il mondo intero. "Se il governo cinese, che non ha niente di comunista da tempo, adottasse delle misure per modernizzare la propria agricoltura, 400 milioni di contadini sarebbero costretti ad emigrare. "Sarebbe una tragedia", ha rivelato Stédile, incaricato di esporre davanti al Tribunale il giudizio in merito alle risorse naturali e la catena agroalimentare, i casi della proliferazione delle fabbriche di cellulosa nel Cono Sud, la coltivazione di soia nella regione così come le multinazionali Bayer e British Tobacco. Secondo Stédile, il massiccio sfruttamento da parte delle imprese multinazionali causerà gravi conseguenze per le risorse naturali universali. "Non è una minaccia, è la verità", ha dichiarato. María Martín. Radio Vallekas Red Internacional de Mujeres Periodistas y Comunicadoras Foro de Radios / Enlazando Alternativas 2.
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Le Comunità Promuovono un'Estrazione Mineraria Sostenibile: "L'Oro Verde"Mercoledì, 10 Maggio 2006
I contadini del dipartimento di Chocó, in Colombia, assicurano che la loroprincipale risorsa di sostentamento economico è l'oro verde". Affermano che questo particolare progetto, che non è diverso dall'estrazione di altri minerali, è emerso dopo "anni di devastazione" della biodiversità ad opera di grandi imprese minerarie. Si tratta di un'iniziativa di utilizzazione dell'oro come qualunque altra, sebbene la sua principale caratteristica è l'uso di tecniche che cercano di minimizzare i danni ambientali. I promotori del progetto Oro Verde hanno spiegato che, sfortunatamente, l'iniziativa di organizzarsi intorno a questa strategia nasce da un singolo fattore: l'assenza dello stato e l'indulgenza di enti pubblici di fronte all'utilizzazione irresponsabile del metallo. Essi sottolineano il fatto che "sono stanchi" di vedere che una dell regioni più ricche della Colombia è anche una delle "più povere ed arretrate".Aristarco Mosquera, uno dei promotori dell'utilizzazione mineraria pulita,ha detto "l'Oro è sempre stato estratto dalla regione del Choco, ma tutte le risorse finiscono all'estero, e a noi restano solo i danni". Mosquera afferma che la proposta dell'Oro Verde si basa su due principi: adottare metodi tradizionali di estrazione che sono meno dannosi, e utilizzare una strategia di sviluppo locale, vale a dire che i profitti derivati dall'estrazione dell'oro restano nella comunità. "Qui nel Choco è sempre stata imposta un'economia enclave, sin dai tempi del colonialismo", ha aggiunto. Finora, 150 famiglie hanno preso parte al progetto Oro Verde, con una media di sette membri per ogni famiglia. Il cosiddetto "Oro Verde" viene commercializzato in Colombia e a livello internazionale attraverso "canali di commercio equo e di commercio verde", hanno spiegato i promotori. Essi hanno aggiunto che uno dei principali passi da fare è "analizzare I promotori del progetto si basano su una normativa recentemente approvata, che stabilisce che le terre improduttive possono essere amministrate dalle comunità, e che essi prevedono garantisca di per sé "l'attuazione di tecniche di utilizzazione responsabili".
Fonti:> www.ecoportal.net Traduzione di Elena Tagliata - Progetto Terre Madri - Traduttori per la Pace - Radiomundoreal - www.terremadri.it - www.traduttoriperlapace.org
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Si è Concluso il Forum Sociale Europeo: I Dimostranti Dichiarano:"Rifiutiamo Questa Europa Neoliberale"
Si è concluso domenica ad Atene, in Grecia, il IV Forum Sociale Europeo con la firma di un documento che esorta le organizzazioni ed i partecipanti al> forum a realizzare, alla fine di settembre, una settimana di azioni contro le guerre di tutto il mondo. Circa 15 mila persone, inclusi i rappresentanti di 130 organizzazioni sociali, hanno partecipato all'incontro di Atene.> Secondo l'agenzia di stampa Prensa Latina, il documento finale firmato alla fine del forum rappresenta una dichiarazione contro la guerra. In particolare fa riferimento all'occupazione statunitense dell'Afghanistan, iniziata nel 2001, alla guerra in Iraq, promossa dagli Stati Uniti nel 2003, e al conflitto tra israeliani e palestinesi. La dichiarazione finale del IV Forum Sociale Europeo avvisa della minaccia bellica statunitense contro l'Iran, come risultato del programma di arricchimento dell'uranio di questo paese, che può portare ad un'altra guerra. Secondo l'emittente spagnola Canal Solidario, la dichiarazione finale del forum pone in evidenza una delle maggiori preoccupazioni dei partecipanti all'incontro, cioè il deterioramento delle condizioni dilavoro in Europa e l'approvazione di un Trattato Costituzionale (per l'Unione Europea) non tiene in considerazione le necessità sociali. Nella dichiarazione si legge: "respingiamo questa Europa neoliberale e qualunque sforzo di rilanciare il Trattato Costituzionale; stiamo lottando per un'altra Europa, una Europa femminista, aperta, pacifica, dove ci siano giustizia sociale, livelli di vita sostenibili, autonomia dei prodotti alimentari e solidarietà, che rispetti i diritti delle minoranze e l'auto-determinazione dei popoli". Vi si aggiunge che: "anche se l'Unione Europea è una delle zone più ricche del mondo, dieci milioni di persone vivono in povertà come risultato dell'enorme livello di disoccupazione e delle cattive condizioni di lavoro. Le politiche dell'Unione Europea basate sull'interminabile espansione della competitività fuori e dentro l'Europa costituiscono una minaccia per l'occupazione, i lavoratori, e i diritti del ben essere, i servizi pubblici, l'istruzione, la salute, ecc". Secondo Canal Solidario, le organizzazioni che hanno partecipato al forum hanno stabilito un ordine del giorno di argomenti da trattare che include, tra le altre cose, l'occupazione e la pace. Una delle sfide è quella di migliorare la coordinazione tra i movimenti sociali delle diverse parti d'Europa. Sabato, i partecipanti al forum hanno organizzato una dimostrazione per le strade di Atene, alla quale hanno partecipato più di 60.000 persone. Circa 6.000 agenti di polizia hanno formato la squadra di sicurezza che ha operato durante la dimostrazione, e ci sono stati anche alcuni scontri con i manifestanti.
Traduzione di Elena Tagliata - Progetto Terre Madri - Traduttori per la Pace - Radiomundoreal - www.terremadri.it - www.traduttoriperlapace.org
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La prima nazionalizzazione di idrocarburi del XXI secoloBeat Schmid, da La Paz per Radiomundoreal
La prima nazionalizzazione di idrocarburi del XXI secolo - Beat Schmid, da La Paz per Radiomundoreal. É stata una enorme sorpresa e i volti delle persone in Plaza Murillo a La Paz davanti al Palazzo Presidenziale erano pieni di sorrisi. In diretta, per radio, il loro presidente Evo Morales aveva appena reso noto a sorpresa il decreto di nazionalizzazione di tutto il settore petrolifero e del gas a partire da quella data. Tecnici dell´impresa statale YPFB, esponenti del> ministero dell´economia e membri dell´Esercito hanno iniziato a prendere possesso delle installazioni e sono stati accompagnati in alcuni casi da> Morales. È stata la prima nazionalizzazione di questo genere del 21° secolo, esattamente nel corso della giornata governativa numero 99. Il governo, eletto con il 54% dei voti, ha adempiuto ad una delle sue promesse centrali. Anche se pochi giorni prima aveva dichiarato che questa nazionalizzazione era una cosa complessa e mancavano i tecnici per realizzarla. Tutto faceva pensare ad un 1° maggio per nulla facile per il governo, a causa dell´elevata conflittualità sociale. I conducenti di bus interdipartimentali sono in sciopero, perché non ritengono corretto dover pagare l´IVA come qualsiasi altro settore della economia; il personale> sanitario chiede un aumento salariale del 7%; al confine con il Brasile nella piccola cittadina di Puerto Suárez c´è uno sciopero civico, perché verrà mandata via una impresa brasiliana che ha un impianto per fondere il ferro senza il relativo permesso ambientale e ha preteso di usare il carbone di decine di migliaia di chilometri quadrati di selva della zona; 2000 impiegati della privatizzata Líneas Aéreas Bolivianas lottano per i loro posti di lavoro all´interno della società in bancarotta e le province di Santa Cruz e Tarija non si stancano di chiedere con forza maggiore autonomia e fondi per la sanità e l´educazione in virtù della propria ricchezza di idrocarburi. Con questi presupposti la storica centrale unica COB manifestò da sola e contro il governo, dato che il suo dirigente Jaime Solares ritiene si tratti di un "governo riformista, traditore e venditore della patria ... l´ultima alternativa dell´impero". Con queste affermazioni non sorprende che la convocazione per uno sciopero generale il 21 aprile senza rivendicazioni chiare sia stata un clamoroso fallimento, così come la marcia. Tuttavia, durante le settimane passate, gli sforzi governativi sembravano concentrati nello spegnere i molteplici focolai sociali e ci si aspettava> nel giorno della festa del lavoro "solamente" l´annuncio di un incremento del salario minimo e l´annullamento di una legge di liberalizzazione del mercato del lavoro. Mai si è pensato che sin dal primo giorno di governo, commissioni di lavoro stessero preparando questa nazionalizzazione delle seconde riserve del gas naturale del continente, dopo il Venezuela. Ancora una volta, dopo la prima nazionalizzazione del continente nel 1937, la Bolivia apre la strada, questa volta nel 21° secolo In concreto è l´impresa statale YPFB, quella che assume il controllo sulla estrazione, immagazzinamento, trasformazione e commercializzazione del petrolio e del gas naturale della Bolivia. Si dà un termine di sei mesi per rinegoziare i contratti con le imprese multinazionali - principalmente Petrobras, la filiale argentina di Repsol, la britannica BP e la Total francese - e in caso non si raggiunga un accordo, l´impresa nazionale assume la totale responsabilità. Mentre durante la presidenza dei neoliberali Banzer e Sánchez de Losada le multinazionali hanno preso l´82% del valore, questa percentuale si riduce ora a 18; adesso quel 82% rimane in Bolivia e verrà distribuito tra l´impresa, il governo centrale, le province e i municipi. Questa nuova regola si applica ai cosiddetti megacampi, mentre le piccole realtà estrattive continueranno a funzionare con le regole attuali con royalties del 50%. Secondo il vicepresidente García Linares questo significa un´entrata addizionale di 300 milioni di dollari l´anno.
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Indigeni mapuche occupano il consolato cileno di Bariloche
Circa 20 indigeni mapuche hanno occupato martedì il consolato cileno della città argentina di Bariloche, nella provincia centrale di Río Negro, per richiedere che vengano rilasciati i quattro prigionieri politici mapuche che sono stati condannati a dieci anni di prigione a causa della legge antiterrorista cilena. "L´unica cosa che lo stato cileno ha fatto è stato reprimere, incarcerare e uccidere i mapuche" ha dichiarato un membro del gruppo che ha chiesto di potere rimanere nell´anonimato in un´intervista per Radio Mundo Real.I prigionieri, Juan Huenulao, Patricio Marileo, Jaime Marileo e Patricia Troncoso, rifiutano la qualifica di "terroristi", per la quale sono stati processati. Più di 50 giorni fa, hanno iniziato lo sciopero della fame nella prigione della località di Angol, che si trova nella nona regione del Cile nel centro del paese, conosciuta anche come Araucanía.Nel 2004 sono stati dichiarati colpevoli da tre rappresentanti del ministero degli affari pubblici cileno per avere appiccato un incendio "terrorista" sulla proprietà dell´impresa forestale Mininco.I correspondenti di Radio Mundo Real in Argentina e membri dell´organizzazione ambientalista Amigos de la Tierra Buenos Aires, Raquel Schrott e Ezequiel Miodownik, hanno parlato con uno dei mapuche che partecipa all´occupazione del consolato cileno a Bariloche e che ha chiesto di potere rimanere nell´anonimato.Il rappresentante mapuche ha dichiarato: "Abbiamo preso questa iniziativa insieme a diversi fratelli del popolo mapuche: occupare pacificamente le strutture fino a che i nostri fratelli prigionieri politici non verranno liberati .[...] Porteremo avanti questa iniziativa costi quel che costi".Ha rivelato che i prigionieri indigeni "stanno facendo uno sciopero della fame con pericolo di morte. [...] La loro salute è in condizioni critiche e precarie. Si tratta di tre uomini e di una donna. Quest´ultima è in una situazione molto critica: presenta sangue nelle orine che indica un´infezione urinaria molto grave e rischia di morire da un momento all´altro."L´attivista indigeno ha spiegato che "lo stato del Cile mantiene una politica razzista e di sterminio attraverso le leggi lasciate dalla dittatura di Pinochet che oggi continuano a venire applicate in uno stato che si professa "democratico"."La nostra gente difende i propri boschi perché non vengano devastati dalla guardia forestale, perché le miniere non mettano dinamite nelle montagne, perché non inquinino i fiumi, perché le mega-opere idroelettriche non inondino le comunità, i cimiteri, i luoghi sacri. Il popolo mapuche ha iniziato a protestare e reclama fermamente il propri diritti di legittimo popolo originario" ha aggiunto.Tuttavia, secondo il nostro intervistato "l´unica cosa che lo Stato ha fatto è stato reprimere, incarcerare e uccidere la nostra gente. Ci sono già state quattro morti, 20 prigionieri politici, decine di processati e di clandestini, perché in quel paese non c´è alcuna sicurezza per la nostra gente. I diritti umani vengono violati costantemente."Si vedano gli articoli di Radio Mundo Real su questo argomento:"Los mapuches luchan contra las madereras""Chile: mapuche muere víctima de atentado de empresa forestal""Planta de celulosa provoca desastre ambiental en Chile""Mapuches piden amnistía y solidaridad""Mapuches chilenos llevan 16 días de huelga de hambre por reivindicaciones""Indígenas chilenos denuncian "criminalización de la protesta""Indígenas chilenos ocuparon consulado de Bolivia".

Traduzione di Benedetta Scardovi-Mounier - Progetto Terre Madri
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Idee e pensieri dopo il ritorno dal viaggio all'"Ecuadore"
mercoledì, aprile 12, 2006

ECUADORE

Quelle che porto non sono certo delle parole, delle parole esatte. Dietro ci sono però delle idee, maturate per lungo tempo dopo il ritorno dall’Ecuador, e ora forse più chiare. Non credo sia semplice raccontarle queste idee, non sono concetti fluidi, è in fondo soltanto della teoria. Ripenso perciò agli incontri con uomini particolari, che più di altri hanno colto un senso nel loro presente, alle idee che hanno esposto e provo a dire quello che penso.
Credo dapprima si possa parlare di sostenibilità planetaria -lo ha fatto nel nostro incontro il direttore dell’UNESCO per l’America Latina, Gustavo Lopez Ospina- come di una strada praticabile per cambiare il nostro presente: l’idea è in sintesi quella di considerare le nostre percezioni di cultura e formazione entro una prospettiva finalmente svincolata dallo sviluppo economico, per costruire un futuro condiviso con tutti i popoli del mondo.
Credo poi si possa parlare di identità culturale -lo ha fatto nel nostro incontro in Quito il fondatore della casa editrice Abya Ayla, Juan Bottasso- come di un riconoscimento dell’impossibilità di imporre il cambiamento a modo nostro e subito: occorre sapersi porre in una logica di scambio, conoscere a fondo le diverse culture, essere coscienti anche noi di avere qualcosa da imparare dagli indios della Amazzonia. Tutti in fondo siamo legati a una terra, che all’origine di tutto ancora ci nutre e a cui invece diamo sempre meno rispetto.
Credo infine che i due concetti siano inevitabilmente l’uno intriso dell’altro; c’è un legame sotterraneo che lega i due incontri, le parole che di quei giorni mi porto dietro: la necessità di un cambiamento che venga dalle nostre coscienze, l’urgenza di un cambio di direzione che sia proprio non solo del comune agire, ma pure del comune pensare, del comune crescere. A dover cambiare deve essere il nostro modo di pensare, di essere nel mondo. Ci sono le sfide future, occorre dunque acquisire una nuova forma di saggezza con cui affrontarle.
Questa nuova saggezza e i nuovi strumenti educativi che possono diffonderla non possono essere pensati distintamente. Sono un nuovo approccio ai problemi del mondo (l’idea occidentale di sviluppo/sottosviluppo) che propone una possibilità di cambiamento concreta.
E per noi, per me che sto ancora studiando, l’idea di formazione culturale è tuttora centrale. A volte occorre allargare lo sguardo, riconoscere che non sempre si può continuare a evolversi, specializzarsi, progredire solo e unicamente in un'unica direzione: resiste ancora l’idea di rete, l’interconnessione dei dati, la possibilità di lavorare su processi che si sviluppino non solo verticalmente, mirando cioè a definire la specifica e sempre più analitica capacità di penetrare nel mondo, ma anche orizzontalmente, entro dinamiche di progressivo allargamento delle conoscenze e dei rapporti, mirando cioè a percepire la globalità delle esperienze entro un’unica e irripetibile esperienza, offrendo così del mondo una possibilità di rappresentazione originale.
E alla cultura -che nasce e si sviluppa entro questa seconda modalità- alla formazione di una cultura che sia nuova, occorre guardare con attenzione.
Intorno viviamo un presente che ci vuole proiettati a vivere entro meccanismi di sviluppo non egualitari, sperimentati e acquisiti fin da subito: in fondo si cresce per poter essere prima studente, poi lavoratore, poi pensionato, ossia momenti diversi del nostro essere nel mondo, ma in sostanza tutti funzionali a perpetuare un’organizzazione sociale che si sostiene sull’idea progressiva di sviluppo. È evidente che il nostro sviluppo, come è noto, si regga sul sottosviluppo degli altri, e che il nostro sistema già inizi a non reggere più.
Ma soprattutto ciò che più stupisce è che anche la nostra idea di cultura sia attraversata in modo inequivocabile dal vizio dello sviluppo. La nostra cultura è ora un sistema di discipline, aree, temi che cercano di migliorare la comprensione del contesto, ma si dimenticano di creare un adeguato sistema di valori.
Nella nostra acuta compenetrazione dell’esistente, ci dimentichiamo di considerare che anche noi ne siamo parte, e spesso inconsapevolmente, parte privilegiata. La nostra è un’incapacità culturale di cogliere la globalità delle connessioni del reale: in fondo non c’è cooperazione, debito estero, finanziamento, progetto di sviluppo, delocalizzazione che non possa essere compresa se non all’interno di un presupposto culturale effettivamente universale.
La prospettiva diventa quindi quella di reinventare l’educazione, per poter favorire l’insorgere di coscienze che siano in qualche modo attente all’inevitabile crisi del nostro sistema di sviluppo. Occorre insegnare all’uomo di condividere un destino comune con gli altri uomini.
La nostra cultura deve essere pervasa dall’idea di sostenibilità: noi siamo nel mondo e la nostra sopravvivenza dipende dalla nostra azione nel mondo, proprio come per gli indios dell’Amazzonia: ogni cultura è indissolubilmente legata al territorio, al proprio mondo. Oggi non c’è più questo tipo di rapporto con una realtà che noi crediamo -perché ci hanno educato a crederlo- come qualcosa di altro da noi, semplicemente trasformabile, soprattutto utilizzabile in eterno. Questo legame viene sempre più a mancare, se è vero che in nome dello sviluppo anche le culture si sradicano. Locale/globale è la sfida fra due stili di vita che propongono soluzioni diverse di fronte alla logica dello sviluppo. Sostenibilità significa quindi proporre soluzioni che cerchino l’armonia tra uomo e mondo, non solo a favore del primo. Le possibilità del cambiamento infine nascono nell’impegno e nella lotta, nella fondazione di qualcosa di nuovo e partecipato che si ponga in contrasto con il nostro vivere comune. Le speranze devono però alimentarsi nella convinzione di poter cambiare le cose anche e soprattutto attraverso la cultura.
Così parlando anche le mie idee si raccontano più facilmente: prima fra tutte ora mi porto dietro l’idea di cambiamento, la volontà di impegnarsi perché qualcosa possa ancora cambiare. Non credevo che proprio ora, a distanza di mesi, ciò che più mi sarebbe premuto sottolineare fosse proprio questo: l’urgenza teorica di un cambiamento quanto mai ideale della nostra società. Credevo di dover essere più concreto, di dover fare a meno della teoria. Ecco però che cosa ho pure presente: dare forza a un progetto perché possa trovare spazio. Compromettersi finalmente.
Poi, più distinta, e più razionale, un'altra idea: il bisogno di un nuovo apprendimento, una nuova formazione, una costruzione di sé che si fondi su radici meno scontate, più universali. Infine, con maggiore precisione intravedo il problema ultimo: dover iniziare a diffondere qui, tra quella che dovrei chiamare la mia gente, una nuova cultura.
Marco Parodi
posted by Chiara Zingaretti at 7:10 PM | Permalink |
Somos millones que caminamos sobre la tierra
venerdì, aprile 07, 2006
uniendo esperanzas y fuerzas

El Gobierno de Palacios no podra ocultar mas sus negociaciones del TLC con los Estados Unidos. El debate esta en el país, y ya sabemos que el equipo negociador esta pagado por los norteamericanos. La luca continua, y nos preparamos para nuevas acciones en todo el país.

Foto: Wayra Coro Fonte: www.conaie.org

posted by Rocco Luigi Mangiavillano at 10:14 AM | Permalink |
Invito a presentare proposte
giovedì, aprile 06, 2006
Scambio di buone pratiche nel settore dell’animazione giovanile fra Europa e area
ACP (Africa, Caraibi, Pacifico), Asia, America Latina
Azione 5.1.2 del Programma GIOVENTÙ – Misure di sostegno con i paesi partner

1. OBIETTIVI E DESCRIZIONE
Nell’ambito del presente invito saranno sostenuti progetti volti a promuovere lo
scambio di esperienze e di buone pratiche nel settore giovanile fra l’Unione europea, i
paesi candidati, i paesi del SEE/AELS nonché i paesi dell’area ACP (Africa, Caraibi e
Pacifico), Asia e America Latina.
I progetti dovranno avere come obiettivo generale quello di contribuire allo sviluppo
delle politiche per la gioventù, dell’animazione giovanile e del volontariato, nonché allo
sviluppo di competenze e capacità di leadership per le strutture/organizzazioni giovanili
nei paesi interessati.
Gli obiettivi specifici dei progetti dovranno essere incentrati sui bisogni dei partner
dell’area ACP (Africa, Caraibi e Pacifico), dell’Asia e dell’America latina nonché:
• offrire opportunità per lo scambio di buone pratiche e metodi di lavoro tra gli
animatori giovanili e i responsabili delle organizzazioni per la gioventù mediante
attività quali seminari, atelier, corsi di formazione, visite di studio ed esperienze di
formazione pratica (job shadowing – osservazione in situazione di lavoro);
• sviluppare reti e contatti duraturi fra le organizzazioni giovanili al fine di garantire
uno scambio continuo di informazioni ed esperienze.
I progetti potranno riguardare una vasta gamma di tematiche di interesse per i partner, tra
cui tolleranza e diversità culturale, informazione e partecipazione dei giovani,
promozione e riconoscimento dell’apprendimento non formale e innovazione nel settore
dell’animazione giovanile.

2. CANDIDATI AMMISSIBILI
Saranno considerate ammissibili le candidature presentate da organismi senza scopo di
lucro, legalmente costituiti in uno dei seguenti paesi:
􀀹 Unione europea (UE): Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia,
Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta,
Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica ceca, Slovacchia,
Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria;
􀀹 paesi membri dell’Associazione europea di libero scambio (AELS) e dello Spazio
economico europeo (SEE): Islanda, Liechtenstein, Norvegia;
􀀹 paesi candidati: Bulgaria, Romania, Turchia.
I progetti devono prevedere la partecipazione di organismi o altri enti dotati di
personalità giuridica di almeno quattro paesi (compreso il candidato). Di questi, almeno
due devono essere paesi del programma GIOVENTÙ (di cui almeno uno deve essere uno
Stato membro dell’UE), e almeno due devono essere rappresentati da paesi partner
dell’area ACP, Asia e America latina.

3. BILANCIO E DURATA DEI PROGETTI
Il bilancio totale provvisorio destinato al cofinanziamento dei progetti ammonta a
1.000.000 euro. La partecipazione finanziaria della Commissione non può eccedere
l’80% dei costi ammissibili totali dei progetti. La sovvenzione massima per progetto
ammonta a 100.000 euro.
I progetti dovranno avere inizio fra il 1° novembre 2006 e il 31 dicembre 2006, avere una
durata compresa fra 6 e 12 mesi e prevedere un’attività principale (incluse le rispettive
fasi di preparazione e follow-up) o una serie di attività/eventi.

4. TERMINI PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE
Le candidature devono essere inviate alla Commissione entro e non oltre il 30 giugno
2006 (farà fede il timbro postale). Saranno prese in considerazione soltanto le proposte
presentate entro tale data.

5. ULTERIORI INFORMAZIONI
La versione integrale dell’invito a presentare proposte e i moduli di candidatura sono
reperibili sul seguente sito Internet: http://europa.eu.int/comm/youth/call/index_en.html.
Le candidature devono rispettare i termini contenuti nella versione integrale del bando ed
essere presentate utilizzando il modulo di candidatura previsto a tale effetto.
posted by Rocco Luigi Mangiavillano at 6:36 PM | Permalink |
Gli alberi? Moneta ecologica
mercoledì, marzo 29, 2006
"L'albero è un segno di vita e raccoglie in sé il concetto di crescita"

INTERVISTA A GIOVANNI BOLLEA

Giovanni Bollea, nato a Cigliano Vercellese nel 1913, innovatore della neuropsichiatria infantile italiana del dopoguerra, si è formato a Losanna, Parigi e Londra ed è professore emerito presso l'Università La Sapienza di Roma. Fondatore e direttore dell'Istituto di neuropsichiatria infantile di via dei Sabelli, primo presidente della Società italiana di neuropsichiatria infantile, promotore di innumerevoli iniziative a favore dell'infanzia, ha scritto numerosi libri rivolti ai genitori e ha una profonda e antica passione ecologista.

Professore Bollea, lei ha fondato l'Alvi, associazione per il rimboschimento del suolo italiano, nata dall'esigenza di riflettere e agire sul rapporto indissolubile e vitale che lega ogni individuo agli alberi. Cosa intende per rapporto indissolubile fra il bambino e l'albero?

«Basti soltanto vedere i bambini quando sono nei giardini con gli alberi e con le piante o quando entrano nel bosco. Alzano subito la testa per vedere le cime degli alberi, gli occhi si allargano. Gli alberi più alti portano lo sguardo fino al cielo e i bambini cominciano a sognare. L'albero è un segno di vita e raccoglie in sé il concetto di crescita».

Prosegui la lettura dell'articolo su L'Unità
posted by Pietro Orsatti at 2:09 PM | Permalink |
Bolivia: esempio per il mondo
la cosiddetta "guerra per l'acqua" che si è sviluppata inizialmente nella città di Cochabamba e successivamente ad El Alto è servita ai movimenti sociali per comprendere come l'acqua si sia trasformata in una risorsa mercantile per le imprese multinazionali e non è più un diritto dell' umanità e degl iesseri viventi

Fonte: Adital - Agencia de Prensa Alteña - Attac

Leggi l'articolo in spagnolo
posted by Pietro Orsatti at 2:04 PM | Permalink |
Nicaragua: decodificando Carter (Vicepresidente esecutivo della Dole Food Company Inc)

L'inizio delle negoziazioni tra la multinazionale nordamericana Dole Food Company Inc. e i bananeros nicaraguensi ammalati a causa del pesticida Nemagón ed appartenenti alla Asociación de Trabajadores y ex Trabajadores Afectados por el Nemagón y Fumazone (Asotraexdan), ha sollevato molte discussioni.Il Vicepresidente della Dole, Michael Carter, ha di fatto disconosciuto l'esistenza di persone ammalate a causa di questo pesticida ed ha chiesto l'abrogazione della Legge Speciale 364 e la sospensione di qualsiasi tipo di denuncia contro la sua impresa.
Il leader bananero della Asotraexdan, Victorino Espinales, non ha dal canto suo menzionato quali fossero i punti per loro irrinunciabili in questa negoziazione e non ha nemmeno negato la possibilità che in un accordo finale si possa arrivare ad accogliere le richieste della Dole.
Su questo tema si è acceso il dibattito e il giornalista Vicent Boix, da tempo impegnato in un minuzioso lavoro di ricerca ed analisi sulla vicenda del Nemagón, ha inviato in esclusiva per El Nuevo Diario questo articolo.
Vicent Boix
Fonte: El Nuovo Diario
posted by Pietro Orsatti at 2:01 PM | Permalink |
Gli indigeni Paraguaiani "vittime della schiavitù"
martedì, marzo 28, 2006
Lunedì 27 marzo 2006
Comunità indigene: le più colpite dalla povertà in Paraguay
Un recente rapporto dell'Organizzazione Internazionaledel Lavoro (OIL) rivela che la popolazionemaggiormente colpita dalla piaga della schiavitù inParaguay è quella indigena guaraní, e che nellamaggioranza dei casi coloro che applicano questo tipodi pratica sono le grandi classi rurali. Il documento, stilato dall'antropologo Eduardo Bedoya,è stato presentato nell'ambito di un seminario sullavoro "schiavista" nel corso della II ConferenzaInternazionale sulla Riforma Agraria e lo SviluppoRurale, tenutasi nella città brasiliana di PortoAlegre. Durante il convegno, promosso dall'Organizzazionedelle Nazioni Unite per l'Alimentazione el'Agricoltura (FAO), il consulente dell'OIT haassicurato che degli oltre 12 milioni di "schiavi"presenti in tutto il mondo, quasi un milione e mezzovivono in paesi dell'America Latina e nei Caraibi.Bedoya ha spiegato che la popolazione ruralerappresenta il 75 per cento dei poveri del mondo, e che fattori quali la "mancanza di accesso alle terre, la povertà e l'assenza dello Stato" favoriscono losfruttamento nelle zone rurali.Secondo quanto confermato dall'antropologo, anche in paesi come la Bolivia e il Perù, la popolazioneindigena risulta essere la più sottomessa a condizionedi schiavitù. Ha aggiunto che circa 20 mila indigeni peruvianivengono "sfruttati" nelle attività di selvicoltura nella regione amazzonica del paese, e che i loro reclutatori "imprigionano intere famiglie" e li costringono a lavorare. Bedoya ha anche dichiarato che nel caso della Bolivia la maggior parte di casi di schiavitù si registrano nella produzione di canna da zucchero, e che in alcune classi sono stati scoperti casi di "pene severe" ai lavoratori, comprese punizioni corporali. Fonti:http://www.lanacion.com.pyFoto: www.cruzroja.org
Tradotto da Arianna Ghetti - Revisione di [.] progetto Terre Madri -Traduttori per la Pace - Radiomundoreal -www.terremadri.it - www.traduttoriperlapace.org
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Documenti e dichiarazioni: gli indigeni ecuatoriani condannano lo stato di emergenza decretato dal governo


Documenti e dichiarazioni: gli indigeni ecuatoriani condannano lo stato di emergenza decretato dal governo
Lunes, 27 de Marzo de 2006

La Confederazione delle Nazionalità Indigene dell’Ecuador (CONAIE), con le sue diramazioni regionali, condanna l’atteggiamento dittatoriale del presidente ad interim Alfredo Palacio che ha decretato lo stato di emergenza per contrastare la lotta pacifica e coraggiosa delle popolazioni indigene dell’Ecuador. Mentre alcuni portavoce del governo attraverso i canali televisivi invitano pubblicamente al dialogo, non si capisce la sua posizione nel decretare lo stato di emergenza mentre è in atto una lotta di popolo, delle nazionalità e dei settori sociali. Questa azione dittatoriale è stata analizzata dai principali dirigenti nazionali e di base durante una manifestazione nazionale nella città di Quito. I presidenti di ECUARUNARI e CONAIE, assieme alle basi, condannano lo stato di emergenza decretato ieri sera dal presidente Alfredo Palacio, nonostante ciò la mobilitazione continua nel paese fino a che si non otterrà una risposta da parte di Alfredo Palacio e finché egli non discuterà con tutti gli ecuadoriani e soprattutto con le diverse nazionalità.Per ottenere un qualsiasi avvicinamento e dialogo, Alfredo Palacio deve prima di tutto revocare lo stato di emergenza; nel frattempo le azioni e la manifestazione continuano con maggiore fermezza. Fin da ora attribuiamo la responsabilità al governo di Alfredo Palacio per qualsiasi cosa possa succedere con i la gente che lotta in ognuna delle provincie, con i dirigenti di base, provinciali e nazionali. Nella nostra lotta continuiamo ad insistere sulla cacciata immediata della Oxy, No al Piano Colombia, convocazione di un’Assemblea Nazionale Costituente e il No alla firma del TLC (Trattato di Libero Commercio con gli USA), su quest’ultimo punto si chiede la sospensione della negoziazione del TLC con il governo degli Stati Uniti e che Palacio si comprometta a consultare tutti gli ecuadoriani per la sua approvazione. Marcia a Quito Circa 3.000 indigeni si trovano già a Quito mentre altri stanno per arrivare nonostante tutti gli ostacoli nelle principali vie di accesso alla capitale tanto al nord come al sud, ma la saggezza delle popolazioni può molto di più della brutale repressione che si riceve dal governo. Dopo il riposo in alcuni luoghi a Quito, principalmente nella Universidad Politécnica Nacional, dalle ore 8.30 ci concentreremo di nuovo tutti nella Ágora de la Casa della Cultura, per informare tutti i manifestanti sulle azioni da compiere. In seguito alle 10.00 cominceremo a manifestare attraverso le principali strade della città di Quito, verso il Congresso Nazionale dove, attraverso i deputati di Pachakutik è stata chiesta udienza per le ore 11 e 30 al presidente del Congresso nazionale, per fare sì che i deputati si pronuncino in merito alla situazione del paese, sul decreto di emergenza e sulla mobilitazione degli ecuadoriani. I settori sociali della capitale hanno dichiarato che a partire da oggi si sono uniti alla lotta delle popolazioni indigene a Quito e in tutto il paese, e speriamo di aggiungere sforzi e azioni per il bene di tutti i poveri dell’Ecuador.

Commisione di Comunicazione ECUARUNARI - CONAIE. Foto: http://conaie.org
Traduzione: Benedetta Scardovi e Arianna Ghetti, rev. Gianni Tarquini Progetto Terre Madri- Traduttori Per la Pace – RadioMundoReal www.terremadri.it www.traduttoriperlapace.org
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Evo Morales ha annunciato la sua strategia di fronte all'elezione dei costituenti
Il presidente boliviano Evo Morales la scorsa domenica ha annunciato che parte della strategia del Movimento al Socialismo (MAS), partito che lo portò alla presidenza, per avere una maggior quantità di candidati nell’Assemblea Costituente è presentare candidati che fanno parte di altri raggruppamenti politici con i quali si possono stringere alleanze.

L’elezione dei costituenti si terrà il 2 luglio prossimo. Morales ha presentato il suo annuncio durante il discorso di inaugurazione della casa di campagna del MAS per l’Assemblea Costituente nella zona di Sopocachi, quartiere della capitale La Paz.

Morales ha chiesto ai raggruppamenti che compongono il MAS di frammentare la partecipazione dei propri membri e di presentare alle elezioni i candidati con sigle diverse.

Questa strategia sarà particolarmente utilizzata nelle regioni in cui il MAS riscuote maggiore sostegno, per riuscire ad avere i tre rappresentanti per ogni circoscrizione.

Secondo il quotidiano boliviano La Razón, Morales ha già stretto alleanze, tra gli altri, con i sindaci di La Paz, Cochabamba ed Oruro, rispettivamente leader dei raggruppamenti Movimiento Sin Miedo, Ciudadanos Unidos e Movimiento San Felipe de Austria.

Verranno eletti 255 membri dell’Assemblea, tre per ognuna delle 70 circoscrizioni del Paese e cinque per ognuno dei 9 dipartimenti.

Parte della strategia è anche presentare il MAS con sigle e candidati propri in alcune regioni, e cercare alleanze con altri raggruppamenti cittadini locali in altre.

L’obiettivo principale dell’Assemblea Costituente, che inizierà il suo lavoro il 6 agosto, è redigere una nuova Costituzione, che in seguito dovrà essere sottoposta a referendum per essere approvata dal popolo boliviano.

Secondo il quotidiano boliviano La Prensa, domenica Morales ha dichiarato: “Non possiamo regalare il terzo membro dell’Assemblea alla destra (…). A tal proposito, ieri abbiamo deciso a El Chapare che quattro federazioni si presenteranno con il MAS, mentre le altre due avranno sigle diverse, in modo da garantire il terzo costituente in ogni circoscrizione”.

Il mandatario ha aggiunto che il MAS ha adottato questa strategia perché i partiti oppositori non hanno accettato di dargli i tre costituenti a circoscrizione, sebbene Evo Morales abbia ottenuto oltre il 50 percento dei voti nelle elezioni presidenziali dello scorso dicembre.

Secondo La Prensa, Morales ha aggiunto che “vi sono molti modi per garantire il terzo costituente, loro (la destra) non hanno voluto, ma non mi interessa”.

Il presidente boliviano ha inoltre aggiunto che la sua organizzazione “non permetterà ai partiti di destra di avere un rappresentante; (non è d’accordo sul fatto che) quando il MAS può ottenere più del 90 percento dei voti possa avere due costituenti, mentre loro possano averne uno quando non rappresentano nessuno”.


Traduzione di Cecilia Silveri - progetto Terre Madri - Traduttori Per la Pace - Radiomundorealwww.terremadri.it - www.traduttoriperlapace.org
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Terzo giorno di mobilitazioni contro il muro di confine con gli Stati Uniti
Terzo giorno di mobilitazioni contro il muro di confine con gli Stati Uniti

Migliaia di immigrati latinoamericani hanno manifestato nel fine settimana nella città statunitense di Los Angeles contro il progetto di legge che promuove la costruzione di un muro al confine con il Messico. Secondo gli oppositori, questa polemica riforma migratoria “criminalizza” gli stranieri privi di documenti ed inasprisce i controlli di frontiera.

Il progetto, che si inizia a discutere lunedì al Senato e che è già stato approvato dalla camera bassa del Congresso, comprende normative che colpiscono “in modo pesante” i clandestini, che verrebbero così classificati come “criminali”.

Le organizzazioni di immigrati latinoamericani hanno annunciato nuove manifestazioni per questa settimana, dopo che sabato si è tenuto a Los Angeles uno degli atti di protesta più importanti degli ultimi anni.

Le forze dell’ordine di questa città hanno stimato la partecipazione di circa 500 mila persone alla manifestazione organizzata dai gruppi della comunità latina.

L’Unione dei Lavoratori Contadini (UFW è la sigla inglese), insieme ad altri gruppi di ispanici, tra i quali Hermandad Nacional Mexicana, hanno fatto un omaggio al sindacalista César Chávez, assassinato in Arizona nel 1993.

Durante questa celebrazione, che si è tenuta nella cattedrale di Los Angeles, sono stati anche lanciati proclama contro l’inasprimento delle politiche migratorie che promuovono i settori più conservatori del Partito Repubblicano al governo.

Gli organizzatori della manifestazione hanno ricordato che solo nella città di Los Angeles vivono circa 4 milioni di immigrati latini, che rappresentano oltre il 44% della popolazione totale.

I contadini esigono che venga rispettata “la dignità di tutti gli esseri umani negli Stati Uniti”, e hanno chiesto la regolarizzazione dei quasi 12 milioni di immigrati che vivono nel Paese.

Secondo i loro pronostici, queste riforme migratorie rafforzeranno i controlli alle frontiere, tratteranno i clandestini come criminali e infliggerà pene maggiori a chi assumerà stranieri.



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In rete il documentario di De Aglio su Berlusconi
lunedì, marzo 27, 2006
Non lo avete trovato in edicola? Non avete abbastanza soldi per comprarlo? Beh, allora ecco qui il documentario di Enrico De Aglio su Berlusconi. E' possibile vederlo in streaming... poi, però, cercate di comprarlo con Diario... fate il favore.

Scarica il video in streaming
Quando c'era Silvio - Storia del periodo berlusconiano


Quando c'era Silvio - Storia del periodo berlusconiano Quando c'era Silvio - Storia del periodo berlusconiano Quando c'era Silvio - Storia del periodo berlusconiano
Un film di: Beppe Cremagnani e Enrico Deaglio
Con la partecipazione di: Lella Costa
Musiche di: Carlo Boccadoro
Regia di: Ruben H. Oliva

Alla vigilia delle decisive elezioni del 2006, il primo film che racconta l'avventura di Silvio Berlusconi.
L'uomo che ha più diviso gli italiani raccontato con immagini, interviste e documenti visivi inediti e unici.

I misteri della sua villa.

Il segreto dei suoi capelli.

La vera storia dello stalliere della mafia (e le sue conseguenze).

La moltiplicazione della sua ricchezza.

La giornata dello scandalo al Parlamento europeo di Strasburgo.

Il mausoleo costruito sul modello della tomba di Tutankhamon... ...e molto altro ancora.

Si ride, ci si agita sulla poltrona, si pensa: Ma è tutto vero? Si, tutto vero.

Cortesia del settimanale Diario.
Visita il sito: www.diario.it

Acquista il video on-line sul sito di Diario
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Documenti e dichiarazioni: gli indigeni ecuatoriani condannano lo stato di emergenza decretato dal governo
domenica, marzo 26, 2006
Mercoledì 22 marzo 2006

Gli indigeni ecuadoriani denunciano lo stato di emergenza decretato dal governo


La Confederazione delle Nazionalità Indigene dell’Ecuador (CONAIE), con le sue diramazioni regionali, condanna l’atteggiamento dittatoriale del presidente ad interim Alfredo Palacio che ha decretato lo stato di emergenza per contrastare la lotta pacifica e coraggiosa delle popolazioni indigene dell’Ecuador.

Mentre alcuni portavoce del governo attraverso i canali televisivi invitano pubblicamente al dialogo, non si capisce la sua posizione nel decretare lo stato di emergenza mentre è in atto una lotta di popolo, delle nazionalità e dei settori sociali. Questa azione dittatoriale è stata analizzata dai principali dirigenti nazionali e di base durante una manifestazione nazionale nella città di Quito.

I presidenti di ECUARUNARI e CONAIE, assieme alle basi, condannano lo stato di emergenza decretato ieri sera dal presidente Alfredo Palacio, nonostante ciò la mobilitazione continua nel paese fino a che si non otterrà una risposta da parte di Alfredo Palacio e finché egli non discuterà con tutti gli ecuadoriani e soprattutto con le diverse nazionalità.

Per ottenere un qualsiasi avvicinamento e dialogo, Alfredo Palacio deve prima di tutto revocare lo stato di emergenza; nel frattempo le azioni e la manifestazione continuano con maggiore fermezza. Fin da ora attribuiamo la responsabilità al governo di Alfredo Palacio per qualsiasi cosa possa succedere con i la gente che lotta in ognuna delle provincie, con i dirigenti di base, provinciali e nazionali.

Nella nostra lotta continuiamo ad insistere sulla cacciata immediata della Oxy, No al Piano Colombia, convocazione di un’Assemblea Nazionale Costituente e il No alla firma del TLC (Trattato di Libero Commercio con gli USA), su quest’ultimo punto si chiede la sospensione della negoziazione del TLC con il governo degli Stati Uniti e che Palacio si comprometta a consultare tutti gli ecuadoriani per la sua approvazione.

Marcia a Quito
Circa 3.000 indigeni si trovano già a Quito mentre altri stanno per arrivare nonostante tutti gli ostacoli nelle principali vie di accesso alla capitale tanto al nord come al sud, ma la saggezza delle popolazioni può molto di più della brutale repressione che si riceve dal governo.
Dopo il riposo in alcuni luoghi a Quito, principalmente nella Universidad Politécnica Nacional, dalle ore 8.30 ci concentreremo di nuovo tutti nella Ágora de la Casa della Cultura, per informare tutti i manifestanti sulle azioni da compiere. In seguito alle 10.00 cominceremo a manifestare attraverso le principali strade della città di Quito, verso il Congresso Nazionale dove, attraverso i deputati di Pachakutik è stata chiesta udienza per le ore 11 e 30 al presidente del Congresso nazionale, per fare sì che i deputati si pronuncino in merito alla situazione del paese, sul decreto di emergenza e sulla mobilitazione degli ecuadoriani.

I settori sociali della capitale hanno dichiarato che a partire da oggi si sono uniti alla lotta delle popolazioni indigene a Quito e in tutto il paese, e speriamo di aggiungere sforzi e azioni per il bene di tutti i poveri dell’Ecuador.

Commisione di Comunicazione
ECUARUNARI - CONAIE.

Foto: http://conaie.org

Traduzione: Benedetta Scardovi e Arianna Ghetti, rev. Gianni Tarquini Progetto Terre Madri- Traduttori Per la Pace – RadioMundoReal www.terremadri.it www.traduttoriperlapace.org
posted by Rocco Luigi Mangiavillano at 10:38 PM | Permalink |
Torino, 21 di marzo: la giornata nazionale della memoria
Tutta la documentazione video su arcoiris.tv degli interventi dal palco


35.000 persone al corteo dell'XI giornata dedicata alla memoria e all'impegno in ricordo delle vittime delle mafie organizzata da Libera. A sfilare nel centro di Torino, oltre a centinaia di familiari delle vittime e alle autorità, migliaia di studenti e normali cittadini. Il corteo è partito da piazza Vittorio Veneto ed è arrivato in piazza S. Carlo, dove le delegazioni degli studenti hanno eretto, portando un mattone per ogni scuola, il cosiddetto "muro della memoria".

Durante il percorso della manifestazione sono stati scanditi i nomi delle vittime delle mafie. Centinaia di bandiere colorate, ognuna recante il nome di una vittima, hanno sventolato sotto una pioggia intensa. In testa al corteo i familiari delle vittime e numerosissimi sindaci con la fascia tricolore e il gonfalone della propria città. Anche delegati delle forze dell'ordine hanno preso parte attiva al corteo. Tra i numerosi familiari presenti, i parenti di Peppino Impastato, Francesco Fortugno, Giancarlo Siani, Silvia Ruotolo, Boris Giuliano, Carlo Alberto Dalla Chiesa e tanti altri.

Per saperne di più

Visita il sito: www.libera.it
Visita il sito: www.gruppoabele.org
Visita il sito: www.acmos.net
posted by Pietro Orsatti at 12:27 PM | Permalink |
L’Europa deve combattere il razzismo e le discriminazioni celate
venerdì, marzo 24, 2006

Dichiarazione di Terry Davis, segretario generale del Consiglio d’Europa, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale (21 marzo)

Strasburgo, 20.03.2006 – Le persone razziste commettono a volte azioni stupide e mostruose. Incendiare un campo rom o profanare un cimitero ebreo o mususlmano, ad esempio, sono infrazioni che causano, inoltre, sofferenze. Queste azioni flagranti, assolutamente illegali, sono relativamente facili da sanzionare o, quanto meno, difficili da ignorare.

Tuttavia, tali forme di razzismo e di discriminazione sono soltanto la punta dell’iceberg. Sotto la superficie di una parvente uguaglianza, le persone appartenenti alle minoranze etniche, religiose, sessuali o ad altre minoranze continuano ad essere vittime di forme diverse di intolleranza e discriminazione.

Il circolo vizioso dei pregiudizi della società e del populismo di alcuni leader politici miete vittime in tutti i gruppi di individui che non rientrano in ciò che è percepita come “normalità”. Naturalmente, la peggiore forma di razzismo e discriminazione è quella istituzionale, attuata dai burocrati e recante il timbro delle autorità pubbliche.

Questi fenomeni sono molto più diffusi di quanto noi possiamo immaginare e toccano tutte le sfere della vita, dagli alloggi, all’istruzione, dalla salute all’occupazione.

Per aiutare i nostri Stati membri a trattare questi problemi in maniera efficace, il Consiglio d’Europa ha adottato, nel 2000, il Protocollo n. 12 alla Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo (STCE n. 177). Tale protocollo ha introdotto il più ampio divieto possibile di discriminazione, garantendo che nessun individuo sia discriminato da parte di un’autorità pubblica, qualsiasi essa sia, per nessun motivo. Nel firmarlo, gli Stati membri si impegnano a trasformare le loro buone intenzioni in obblighi legalmente vincolanti.

Per ottenere le dieci ratifiche necessarie per l’entrata in vigore del protocollo, sono occorsi cinque anni. Ancora oggi, a circa sei anni di distanza dalla sua apertura alle firme, soltanto undici paesi l’hanno ratificato. Oggi, Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, mi congratulo con questi Paesi, Albania, Armenia, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Cipro, Finlandia, Georgia, Paesi Bassi, San Marino, Serbia e Montenegro e la “ex Repubblica jugoslava di Macedonia”. Al contempo, auspico che gli altri trentacinque Stati del Consiglio d’Europa seguano il loro esempio.

Undici Paesi1non hanno ancora firmato il protocollo e ventiquattro hanno firmato ma non hanno ancora dato avvio al processo di ratifica.





FONTE: Consiglio d'Europa
posted by Pietro Orsatti at 8:33 PM | Permalink |
"Un campo rifugiati in città" - Mostra itinerante sulle popolazioni in situazioni precarie

Vieni a visitare il Campo itinerante di MSF. Scoprirai, nel cuore della tua città, chi sono e come vivono milioni di persone, troppo spesso ridotte al silenzio e condannate all’indifferenza.
DAL SUD AL NORD ITALIA - PRIMAVERA 2006L’INGRESSO È GRATUITO
REGNO DI TERRA E DI SOLE- la storia del popolo Saharawi
a cura di RESIDUI TEATRO, con Viviana Bovino
I bambini visiteranno il campo profughi e potranno abitare gli spazi nei quali i loro coetanei, in altri luoghi del mondo, vivono. Il percorso prevede l'interazione con le strutture e gli oggetti, per finire in una tenda-abitazione in cui, i piccoli visitatori, ascolteranno una storia che racconta l'esodo dei Saharawi verso i campi di Tindouf in Algeria. I bambini seguiranno il percorso con Viviana Bovino, senza i genitori. Al tempo stesso i genitori seguiranno il percorso con i volontari di MSF.
"Un Campo Rifugiati in Città". Parte da Roma il tour che toccherà 8 città italiane.
Fonte: Medici Senza Frontiere
posted by Rocco Luigi Mangiavillano at 1:57 PM | Permalink |
Dichiarato stato di emergenza in Ecuador
Il Presidente Palacio decreta lo Stato di Emergenza sospendendo i diritti e le libertà civili.

Dal 13 marzo le proteste pacifiche di tutte le forze sociali e popolari capeggiate dalla CONAIE, la Confederazione indigena dell'Ecuador, bloccano il Paese. Le manifestazioni si sono estese in tutte le province contro la firma del Trattato di libero commercio che il Presidente transitorio di Palacio vorrebbe siglare con gli Stati Uniti. La firma del Trattato, secondo le organizzazioni sociali, porterebbe al disastro l'economia del Paese con grave danno ai piccoli produttori e alla sovranità alimentare dell'Ecuador. In particolare l'entrata in vigore del Trattato di libero commercio causerebbe un aumento dei prezzi del 65% nella sola produzione agricola.

Scioperi e i blocchi stradali anche contro il contratto-truffa stipulato dal Governo con la multinazionale statunitense Oxy, per il ritiro dei militari dalla base di Manta e contro il Plan Colombia che viola la sovranità dello Stato ecuadoriano.

Malgrado lo Stato di Emergenza, decretato dal Governo martedÏ 21 marzo, e la dura repressione dellíesercito, le organizzazioni sociali fanno sapere che le mobilitazioni nei prossimi giorni continueranno.

FONTE: A Sud Onlus
posted by Pietro Orsatti at 12:47 PM | Permalink |
giovedì, marzo 23, 2006


L'8 e il 9 aprile a Firenze Terra Futura, incontro sull'economia sostenibile

per il programma
posted by Pietro Orsatti at 2:01 PM | Permalink |
COMMERCIO EQUO - Un settore che non conosce crisi
Oltre 660 milioni di euro di fatturato annuo, di cui 120 realizzati in 79mila supermercati e nelle 2800 botteghe del mondo sparse in tutta Europa, grazie al lavoro di oltre 100mila volontari in 25 Paesi. Un rapporto finanziato dalla fondazione Heinrich Böll e voluto da quattro grandi sigle del Commercio Equo europeo (Flo, Ifat, News!, Efta) fotografa un settore in pieno boom, capace di crescere del 154% negli ultimi 5 anni.

- Italia protagonista in Europa: è al terzo posto per le importazioni. Con le sue 500 botteghe del mondo e i 4000 supermercati in cui si trovano equo-solidali, il nostro Paese si è ritagliato un ruolo preminente. La Germania è il paese più avanzato nel settore, anche se in Gran Bretagna si importa di più.

FONTE: redattore sociale
posted by Pietro Orsatti at 1:58 PM | Permalink |
Il Sange della terra - Atlante Geografico del petrolio





“Il Sangue della Terra. Atlante geografico del petrolio” è un libro che per la prima volta analizza e denuncia, con dati, documenti e testimonianze, i disastri ambientali, le violazioni dei diritti umani, le aggressioni e i crimini commessi su uno degli ecosistemi più importanti al mondo e sulle popolazioni indigene che lo proteggono. Ma è anche una geografia della resistenza. Popoli, come i Cofanes, gli Shuar e i Kichwas, a rischio della loro sopravvivenza, lottano contro le trivelle per difendere la “Pachamama”, la madre terra, e il petrolio che loro considerano il sangue stesso del pianeta.
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Firme oposición a firma del TLC
martedì, marzo 21, 2006
di Edoardo Tamaio G.
“Las diferentes comunidades y pueblos tenemos una decisión firme, estamos pidiendo que el gobierno no firme el Tratado de Libre Comercio con Estados Unidos, porque no es justo que se dé las espaldas al pueblo ecuatoriano y que por el interés de 200 personas se entregue la soberanía del país”. Son palabras de Jorge Herrera, presidente del Movimiento Indígena y Campesino de Cotopaxi, una de las organizaciones que desde el 13 de marzo participó activamente en las protestas convocadas por la Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador (CONAIE) que se extendió a nueve provincias del país. Demostrando que ha recuperado y mantiene la fuerza y la capacidad de convocatoria intactas – que algunos creían debilitadas- , el movimiento indígena mantuvo bloqueadas las carreteras de la región centro- norte de la Sierra ecuatoriana, provocando la paralización de las actividades económicas y comerciales. A mediodía de este jueves (16), el movimiento indígena de la provincia de Cotopaxi, 60 kilómetros al sur de Quito, suspendió momentáneamente el paro, advirtiendo que se iniciará un levantamiento si persiste la intención de firmar el TLC. En otras provincias el paro se mantiene hasta que la CONAIE decida cómo continuar la lucha. En Quito, grupos estudiantiles e indígenas efectuaron manifestaciones contra el TLC, mientras un centenar de campesinos se encuentran tomados la Catedral, a pocos metros del Palacio de Gobierno.La movilización indígena y popular puso nervioso al Presidente Alfredo Palacio, sobre todo porque la CONAIE le advirtió que “si firma el TLC, se irá a su casa”. Para tratar de ganar apoyo, Palacio se reunió con los presidentes de las otras funciones del Estado, mientras ordenó mano dura para contener las movilizaciones. Varios heridos y contusos causó la acción represiva de las Fuerzas Armadas y de la Policía que utilizaron bombas lacrimógenas y balas en contra de comuneros pobres que protestaban en las carreteras. A consecuencia de estas acciones, se registró decenas de detenidos y heridos, incluyendo al joven indígena Alberto Cabascango, quien perdió su ojo izquierda por el impacto de una bomba lacrimógena. Además de la suspensión de las negociaciones del TLC con Estados Unidos, cuya ronda final está prevista para el 23 de marzo próximo en Washington, el movimiento indígena ecuatoriano demanda la convocatoria a una Asamblea Constituyente y que el Estado ecuatoriano ponga fin al contrato con la empresa transnacional estadounidense Occidental Oil and Gas Corporation (más conocida como OXY), a la que se acusa de haber transferido el 40% de sus acciones a la empresa canadiense ENCANA sin autorización del Ministerio de Energía y Minas y de otras violaciones a la ley. La OXI mantiene una producción de aproximadamente 112 mil barriles diarios. Al declararse la caducidad de este contrato, el Estado obtendría un ingreso anual de más de 1000 millones de dólares. En la tarde del 15 de marzo, el Presidente Palacio aseguró a los periodistas que “prefiere renunciar a decir que no vamos a negociar el TLC”. Y en la noche, en una cadena de radio y televisión, afirmó que el caso de la OXI “es un problema jurídico y debemos responder a él en derecho, lo cual significa garantizar el interés nacional”. Al mismo tiempo, acusó a la CONAIE de desestabilizar el país y de pretender la disolución nacional y de las instituciones.La organización indígena rechazó las afirmaciones presidenciales, señalando que las “movilizaciones tienen por objetivo defender la soberanía nacional y permitir la democracia en la toma de decisiones tan fundamentales como el Tratado de Libre Comercio”. La CONAIE pide la convocatoria a una consulta popular sobre el TLC y mientras se consulta al pueblo “se informe de todo aquello que ha sido negociado hasta el presente, eliminando las cláusulas de confidencialidad y abriendo un debate transparente sobre las reales consecuencias de este tratado”.Contramarcha empresarial El tema del TLC ha polarizado las posiciones. Los empresarios que se beneficiarán con este tratado presionan al gobierno de Palacio para que cierre las negociaciones, mientras llaman a declinar las protestas. Estos sectores son: los floricultores, fruticultores, plastiqueros, textileros, atuneros, quienes han convocado a una contramarcha a favor del TLC prevista para el 17 de marzo en Quito. Los grandes empresarios, apoyados por los medios de información, han lanzado una ofensiva propagandística en la que alaban las “bondades” del TLC y amenazan con terribles consecuencias para el país si éste no se firma, una vez que ya lo han hecho Colombia y Perú. Según los empresarios, por poco el TLC abre las puertas del paraíso pues los “jóvenes tendrán mejores oportunidades de acceder al empleo”, los “consumidores tendrán acceso a mejor calidad y menor precio a los productos”, “el Ecuador tendrá que cumplir con los derechos de los trabajadores y erradicar el trabajo infantil”, según reza la circular Nº 33 de la Cámara de Industriales de Pichincha. Muchos, sin embargo, no comparten la visión de las elites para las cuales los problemas se solucionan con más recetas de “libre mercado” y más neoliberalismo. Basta ver los graffitis contestatarios escritos en las paredes de Quito referidos al TLC: “Tiempo de Lagrimas Campesinas”, “Tengo La Camisa negra”, “¿Te Lo Crees?”, “To kill Latin Contries”. “Tratado de Libre Colonización”. Al anunciarse el posible cierre de las negociaciones del TLC, crece la preocupación y reacción de los sectores sociales que serán afectados por el mismo. La CONAIE ha manifestado que la firma del TLC significará la destrucción de la producción agrícola del país, y particularmente de más de tres millones de campesinos que desaparecerían con la introducción de productos agrícolas subsidiados y transgénicos. Otra amenaza es la privatización de las fuentes de agua, ubicadas en los páramos y en las circunscripciones territoriales indígenas de la amazonía. Así mismo, con el TLC, la precaria atención de salud de los ecuatorianos se verá agravada por el encarecimiento de las medicinas y la desaparición de los medicamentos genéricos.La salida democrática para encontrar un camino de solución ante un problema como el TLC, donde hay posiciones tan encontradas y disímiles, parece ser la convocatoria a una consulta popular para que sea el pueblo el que decida en las urnas. Sectores del Congreso se han pronunciado en este sentido, pero los empresarios y los negociadores del gobierno no quieren saber nada de consultas. ¿Se impondrá el interés de las 200 personas de las que habla el indígena Jorge Herrera? ¿O el TLC será derrotado? Los próximos días serán decisivos. http://www.alainet.org/active/10876&lang=es
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Lea
Los indígenas realizaron protestas en varias vías del país contra la firma del TLC y la Oxy http://www.elcomercio.com/#
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Tres vascos ayudan a indígenas, dice Proaño

QUITO
El Secretario de Comunicación dijo que ya se dictaron órdenes de prisión "contra tres ciudadanos vascos", miembros de las ONG que supuestamente financian a la Conaie.Gobierno y dirigencia indígena radicalizan su enfrentamiento. Mientras el Ejecutivo no ofrece respuestas claras sobre la estrategia que utilizará para poner fin a la movilización que tiene paralizadas a siete provincias de la Sierra, la Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador (Conaie) advierte con proseguir con el levantamiento.El Frente Político del régimen se reunió ayer desde las 10h30 para evaluar la crisis generada por las protestas contra el Tratado de Libre Comercio (TLC) con Estados Unidos.El secretario de Comunicación, Enrique Proaño, aseguró ayer que el Ejecutivo ya tiene evidencias de que en las movilizaciones de la Conaie hay asesoramiento y financiamiento externo, aunque no quiso dar más detalles.Los informes policiales demostrarían que "tres ciudadanos vascos (no dijo nombres)" están involucrados en la organización de las protestas. Ya se dictaron órdenes de prisión, "pero no se ha podido localizarlos, han desaparecido".Según Proaño, entre ocho y diez ONG son investigadas para determinar si tienen participación en la movilización indígena.Los nombres de esas organizaciones no fueron revelados, pues algunas están asistiendo a la Conaie por razones humanitarias y, a criterio del Gobierno, sería injusto nombrarlas junto a aquellas que presuntamente brindan financiamiento para las protestas.Aunque Proaño descartó por la mañana acercamientos con la dirigencia indígena mientras no se deponga la paralización, el nuevo ministro de Gobierno, Felipe Vega, afirmó que inmediatamente establecería canales de diálogo con los actores de las protestas, aunque advirtió que no se permitirán acciones beligerantes.El vicepresidente de la Conaie, Santiago de la Cruz, dijo que las ONG de las que habla el Gobierno "solo existen en su imaginación". Las provisiones que los manifestantes reciben -explicó- proceden de las propias comunidades.El presidente de la organización, Luis Macas, señaló que el Gobierno debe convocar a una consulta popular sobre el TLC. Ese fue uno de los pedidos que efectuó el movimiento en noviembre del 2004."Nosotros no estamos diciendo que no se firme. Que se firme si es que esto sirve al Ecuador; pero no estamos dispuestos a que se venda el país porque representa un control de nuestros recursos naturales, de nuestra soberanía alimentaria, territorial y política", afirmó.La Asamblea Permanente de los Derechos Humanos (APDH) envió una carta a Proaño en la que rechaza "la satanización" contra las ONG. "Su pronunciamiento es una vieja y equivocada estrategia antes esgrimida por los gobiernos de Sixto Durán-Ballén, Abdalá Bucaram, Jamil Mahuad, Gustavo Noboa y Lucio Gutiérrez, que no pudieron explicarse el grado de movilización, organización y descontento social (de la Conaie)", expresó su vocero, Alexis Ponce.
OTRAS PROVINCIAS
La escasez de alimentos y gasolina preocupa en cantones de Imbabura
IBARRACarlos ArmasEl paro, que ayer cumplió una semana, mantiene incomunicada a esta provincia con el resto del país. El tránsito desde la ciudad de Atuntaqui hasta el límite provincial con Pichincha (Cajas) es nulo.De Ibarra hacia el norte (Tulcán) no se registran mayores problemas.En Imbabura, cuya población indígena bordea el 30%, las secuelas por la paralización son notorias, escasez de combustible, alimentos, suspensión de las actividades estudiantiles, entre otras cosas. En un recorrido que realizó este Diario por varias tiendas y supermercados de la ciudad, se pudo constatar la escasez de algunos productos de primera necesidad. Arroz, azúcar, huevos, toallas y papel higiénico estaban por agotarse.La reducción de combustible es el inconveniente más alarmante. De las cerca de quince gasolineras de la ciudad apenas una despachó el carburante.Cierre de varios tramos de la vía a Cayambe impidió el tránsito
CAYAMBE, PichinchaLas vías Guayllabamba-Cayambe-Cajas y Cayambe-Tabacundo-Cajas fueron bloqueadas ayer, en varios tramos, por indígenas campesinos de la zona. Los viajeros pudieron efectuar trasbordos solo hasta las 09h00; en adelante, el tránsito se paralizó completamente.En el sector de Ayora, en Cayambe, unas 80 personas cerraron la vía derribando un árbol de un metro de diámetro, aproximadamente.Lo mismo ocurrió a la altura de la hacienda Guachalá y en los sectores de La Bola y Otón.Por la vía a Tabacundo bloquearon la zona llamada La Esperanza y a un kilómetro Cajas.Por la mañana no hubo enfrentamientos con la Policía o Fuerzas Armadas.Los manifestantes se quejaron de que los periodistas no reseñan correctamente su protesta, por lo cual amenazaron con arrebatarles sus equipos de trabajo.Los negocios a lo largo de las carreteras, especialmente los de venta de alimentos y de combustible, se han visto afectados por la falta de pasajeros y tránsito vehicular.
En Chimborazo hubo dos heridos, cierre de carreteras y saqueos
RIOBAMBAVíctor Hugo CevallosEl sector indígena de Chimborazo radicalizó ayer su protesta contra la firma del Tratado de Libre Comercio (TLC) con Estados Unidos.Las movilizaciones se iniciaron a las 23h00 del domingo con el cierre de las vías. A las 06h00 de ayer, los manifestantes se tomaron plazas y mercados. Las vías de primer orden y las alternas fueron totalmente obstaculizadas con palos, árboles, material pétreo y llantas. Además, hubo saqueos en el mercado mayorista, donde se concentra la mayor parte de producción que se envía a la Costa.La noche del domingo, en la vía a Químiag, los indígenas Santos Cuña y Vicente Guacho fueron abaleados por un conductor que burló los obstáculos de la carretera para llegar hasta Riobamba. En tanto, la Dirección de Educación suspendió las clases en el sector rural y en las cabeceras cantonales.La Corporación de Cámaras de la Producción de Chimborazo señaló que las paralizaciones han ocasionado pérdidas por $ 30 millones.
Seguro Campesino cerrará vías mañana y respalda a Macas
CUENCASandra OchoaLa Federación Provincial de Afiliados al Seguro Social Campesino (Fepassca) anunció ayer que a partir de mañana se sumarán al paro de la Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador (Conaie) con marchas en el centro de la ciudad y con el cierre de la vía Cuenca-Girón-Pasaje.Eulogio Sotamba, vicepresidente de la Fepassca, aseguró que su organización respalda al presidente de la Conaie, Luis Macas, y afirmó que no están de acuerdo con la suscripción del Tratado de Libre Comercio (TLC).El dirigente no precisó si el cierre de carreteras será indefinido o solo por un día."Todo depende de la organización de ese día", refirió.Ayer permanecieron cerradas las vías Cuenca-Loja, a la altura de la Ramada. En el km 97 de la vía Cañar-Zhud-Cochancay, los campesinos del cantón Suscal también bloquearon los caminos, pero aceptaron abrir el paso al tráfico vehicular de 06h00 a 07h00, y desde las 17h00 hasta las 19h00.
posted by Rocco Luigi Mangiavillano at 11:33 AM | Permalink |
L'insediamento del Presidente Evo Morales è paragonabile all'elezione di Nelson Mandela in Sudafrica
venerdì, gennaio 20, 2006
Evo Morales (Foto: www.tribalmessenger.org)Con l'insediamento al governo di Evo Morales, rappresentante della maggioranza indigena e democraticamente eletto a nuovo presidente, la Bolivia ha inaugurato un cambiamento profondo che, secondo l'Associazione internazionale per i Popoli Minacciati (APM) è comparabile all'elezione di Nelson Mandela in Sudafrica nel 1994. Domenica 22 gennaio il 46-enne Evo Morales, appartenente alla popolazione aymara, assumerà ufficialmente l'incarico di Presidente della Repubblica boliviana.

Per troppo tempo i Latinoamericani, gli Europei e gli Statunitensi hanno considerato normale il fatto che una minoranza di origine europea sottomettesse e sfruttasse economicamente e politicamente la maggioranza Aymara e Quichua. Ma lontano dall'attenzione dei mezzi d'informazione internazionali in Bolivia sono cresciuti fin dagli anni '70 movimenti come il Minka e il Mitka che basandosi sulle tradizioni storiche e culturali del vasto impero incaico chiedono il riconoscimento delle lingue e culture indigene.

Già a partire dagli anni 1976/77 i rappresentanti indigeni in visita in Europa promuovevano una diversa concezione storica del loro paese, confrontando la concezione della civiltà incaica alla concezione dominante in Europa secondo cui le antiche Atene e Roma costituiscono la culla della civiltà europea. Il leader indigeno aymara e prigioniero politico Constantino Lima dichiarò dopo la sua liberazione ottenuta grazie a una vasta campagna internazionale a cui partecipò anche l'APM : "Ci siamo organizzati perché abbiamo riconosciuto che nelle attuali condizioni non otterremmo mai giustizia. I bianchi controllano tutto e continuano a insultarci e a maltrattarci", e raccontò del massacro di 1.300 persone commesso nel 1974 sotto la dittatura militare del generale Hugo Banzer.

Già allora i movimenti indigeni dei Quichua e Aymara chiedevano un cambio di potere in Bolivia. L'elezione di Evo Morales nel dicembre 2005 ha fatto avverare la richiesta e fa finalmente sperare le popolazioni andine aymara e quichua come anche le restanti 28 comunità indigene minori della Bolivia. Di fatto, gli indigeni sono stati trattati fino ad oggi come cittadini di seconda classe mentre la loro cultura è stata discriminata e non considerata.

Nel 1995 Evo Morales ha visitato Vienna su invito dell'APM e in occasione del 38-esimo vertice della Commissione Narcotici dell'ONU ha promosso la de-criminalizzazione della foglia di Coca e la commercializzazione legale di prodotti a base di foglia di Coca, come la tisana, le gomme da masticare, il dentifricio o le bevande rinfrescanti. "La Coca non è Cocaina e un produttore di Coca non è uno spacciatore di Cocaina, così come i consumatori della foglia di Coca non sono tossicodipendenti", ha dichiarato allora Morales. Per le popolazioni andine, che coltivano la Coca secondo una millenaria tradizione, le foglie del cespuglio di Coca sono un integratore alimentare e uno stimolante e vengono usate durante le cerimonie religiose.



Associazione per i popoli minacciati / Gesellschaft für bedrohte Völker / Lia por i popui manacês

FONTE Associazione per i popoli minacciati
posted by Pietro Orsatti at 11:29 AM | Permalink |
Diario dal Forum sociale mondiale di Bamako, Mali
19 gennaio 2006

«I PRINCIPI DI BANDUNG CONTRO IL NUOVO COLONIALISMO»

"E il gallo ha cantato sulla tomba dell'antenato.

E il gallo ha cantato sulla prua della piroga.

IN-DI-PEN-DEN-ZA".

Charles Ngande

L'idea di un'alternativa. Questo fu Bandung, 1955. Una conferenza a cui parteciparono i rappresentanti di ventinove stati africani e asiatici, determinati a difendere la propria indipendenza negli affari internazionali, sfuggendo alla logica bipolare della Guerra Fredda. I dieci punti della Dichiarazione finale, sulla pace e la cooperazione tra i popoli, posero le basi del Movimento dei paesi "non allineati". La loro prima riunione ufficiale si tenne a Belgrado nel '61, con lo scopo di permettere lo sviluppo economico e sociale dei paesi aderenti e la democratizzazione delle relazioni internazionali attraverso il disarmo e una politica di non ingerenza nelle scelte degli stati. In seguito il movimento si estese fino a comprendere settantacinque paesi, ma l'aggregazione non assunse mai un carattere istituzionale. I suoi membri mantennero spesso comportamenti divergenti in campo internazionale e non si riuscì a evitare i conflitti che si verificarono tra gli stessi stati sulla base di interessi regionali. Con la scomparsa dei suoi prestigiosi promotori - tra cui lo iugoslavo Tito, l'indiano Nehru, l'egiziano Nasser - e l'accentuarsi dei conflitti locali degli anni Settanta e Ottanta, il movimento perse la sua originaria influenza.

Cinquant'anni dopo, i principi di Bandung sembrano essere un antidoto ancora valido contro la globalizzazione come nuova forma di colonialismo. La pensano così gli organizzatori della Conferenza per la Ricostruzione del fronte del Sud che ieri ha raccolto al Palais des Congrés di Bamako centinaia di intellettuali e attivisti da tutto il mondo con l'obiettivo - come indicato da Francois Houtart del Forum mondiale delle alternative - di passare «dalla costruzione di un consenso collettivo alla costruzione di un attore collettivo». Il tutto nel massimo rispetto dell'autonomia del VI Forum Sociale Mondiale che si apre oggi pomeriggio in città, con la marcia inaugurale, dove sono attese circa trentamila persone, dal Mali e dai Paesi vicini.

Oltre a Houtart, all'apertura dei lavori erano presenti Ignacio Ramonet, direttore de Le Monde Diplomatique, Aminata Traoré, ex ministra della Cultura del Mali, Samir Amin, direttore del Forum du Tiers Monde di Dakar, Taoufik Ben Abdallah, di ENDA - Environnement et developpement du tiers monde, e PK. Murti, segretario del sindacato dei minatori indiano. Dopo la plenaria si sono svolti dieci gruppi di lavoro: dalla «costruzione di alleanze politiche regionali capaci di rinforzare il Sud nelle negoziazioni globali» alla «definizione di una carta contro la mercificazione delle risorse naturali», dalla «lotta contro le politiche di divisione sistematica dei lavoratori» alla «eliminazione di tutte le forme di oppressione, sfruttamento e alienazione delle donne». Sotto l'egida di quelle che Samir Amin, come la maggioranza della platea, considera priorità strategiche: la trasformazione radicale dell' Organizzazione mondiale del commercio, del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale; lo smantellamento della presenza Usa nel mondo, dalle carceri segrete alle basi militari, fino alle occupazioni dell' Iraq e dell'Afghanistan.

Giosuè De Salvo, corrispondente dal Mali


giovedì 19 gennaio 2006
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Comunicato di ECPAT su approvazione DDL 3503 sui reati connessi allo sfruttamento sessuale dei minori
giovedì, gennaio 19, 2006
Quest'oggi il Senato ha approvato il DDL 3503 sui reati connessi allo sfruttamento sessuale dei minori.
*Il decreto è passato comprensivo di tutti gli emendamenti presentati da ECPAT-Italia insieme ad ANFAA, CEA (Coordinamento Enti Autorizzati), CIFA Onlus, La Gabbianella, Save the Children e UNICEF-Italia.*
Avevamo espresso le nostre proposte in un appello alle Commissioni Parlamentari e ai Gruppi Politici, di cui si trova un sunto in coda al presente comunicato.
*ECPAT-Italia*, che da più di dieci anni lavora in Italia nella lotta allo sfruttamento sessuale commerciale dei minori, *è lieta che questo appello sia stato raccolto dal Senato e auspica che il disegno di legge passi alla Camera mantenendo l'attuale impostazione.* L'associazione si sta già muovendo in tal senso per presentare un nuovo appello alla Camera, coinvolgendo tutte le associazioni che si occupano di pedofilia, pedopornografia e turismo sessuale a danno di minori, per testimoniare con forza il grande interesse che tale provvedimento riveste per chi lavora nel campo della protezione dell'infanzia.
Si tratta di un passo avanti nella definizione di una legislazione organica, completa e tutelante su questi temi delicatissimi, per cui continueremo a batterci come abbiamo sempre fatto.
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*L’articolo 4 modificando l’art.600-quater.2 introduce la pornografia virtuale *quale nuova fattispecie di reato, ribadiamo che, tra l’altro, tale previsione non rispondente è rispondente al principio di offensività e della derminatezza del bene giuridico, e potrebbe far sollevare eccezioni di incostituzionalità
*L’articolo 4 che modificando l’art. 600-quater.2 introduce la non punibilità dell’adulto che ha ricevuto il consenso del minore *(che abbia raggiunto l’età del consenso sessuale valuta ai sensi dell’art.609-quater, primo e secondo comma) a produrre immagini pornografiche che lo riguardano, quando tale materiale “rimane nell’esclusiva disponibilità del minore medesimo e la produzione non è destinata alla diffusione o alla cessione”.**
Nei consessi internazionali e nazionali si è da anni stabilito che un minore di diciotto anni non possa dare un valido consenso all’utilizzo del proprio corpo per rappresentazioni pornografiche.
*Sempre all’articolo 4 è prevista la non punibilità del minore che produce o detiene materiale pornografico *avente ad oggetto rappresentazioni sessuali, nelle quali sono coinvolti bambini dai 13 anni in su, “se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a tre anni”.**
La legge, con l’intenzione di tutelare i minori e la loro sfera sessuale, in realtà non protegge in tale maniera il diritto a non veder rappresentati i loro corpi. Appare palese che se tale articolo fosse licenziato senza modificazioni la criminalità avrebbe l’opportunità di rivolgersi ai minori per produrre materiale pedopornografico. Fra l’altro il crescente numero di casi che vedono i minori coinvolti nella produzione di materiali pornografici (anche grazie all’uso di nuove tecnologie come il telefono cellulare, disponibile a basso costo e nelle mani di molti ragazzi) dovrebbe stimolare le autorità ad una maggiore attenzione alla consapevolezza dei minori nell’uso dei loro corpi e non ad una loro deresponsabilizzazione.

*Articolo 5, laddove introduce il reato di partecipazione a viaggi di turismo sessuale.* Attualmente chi partecipa a viaggi di turismo sessuale ed ha (o tenta di avere) rapporti sessuali con dei minori viene punito, ai sensi dell’articolo 600 bis, per avere usato minori al fine di avere rapporti sessuali a pagamento. La pena prevista è grave e comporta la possibilità di arresto del pedofilo colpevole. Il principio di extraterritorialità introdotto dalla legge 269/1998 ci permette di agire anche per fatti avvenuti all’estero. Se, come viene obiettato, si vuole punire la mera partecipazione a viaggi (e non la fruizione dei minori) deve concludersi che l’articolo è mal formulato e che, soprattutto, punisce le intenzioni, e non il tentativo di reato (che è già previsto dalla stessa esistenza dell’art. 600 bis) il rischio è che tale norma sia incostituzionale, giacchè punire la partecipazione ad un viaggio dove altri hanno fruito di minori (a sua insaputa) rappresenta una sorta di responsabilità oggettiva nel reato altrui che configge con il nostro codice penale e la Costituzione.
Molto più urgente è quanto si evince dalla prassi degli ultimi anni, e cioè che per applicare la norma sull’extraterritorialità di tali reati, il nostro Paese debba farsi promotore di atti e prassi internazionali in materia di cooperazione giudiziaria.

*Articolo 6*, sempre in considerazione della gravità dei reati introdotti dalla Legge 269/98 si invita il Legislatore a rivedere l’istituto del patteggiamento, *escludendo il patteggiamento *per i reati di cui agli artt. 600 terzo comma, 600 bis, 600 ter, 600 quater,e 600 quinquies e per quelli di cui agli artt. 609 ter e quater.

*Articolo 20*, si riconosce l’importanza della istituzione formale del *Centro Nazionale per il contrasto della pedo-pornografia sulla rete Internet*/ /- per altro già attivo ad opera del Servizio della Polizia Postale e delle Comunicazioni; pur ritenendo indispensabile, in considerazione degli ottimi risultati ad oggi ottenuti da tale Servizio, la destinazione di *espresse risorse finanziarie per l’attività di tale Centro, per l’incremento del personale ad esso destinato e per l’aggiornamento del suddetto* *personale* sulle nuove tecniche d'identificazione delle vittime e sul relativo coordinamento con gli organismi internazionali preposti - anche in conformità alla Raccomandazioni del Comitato ONU sui diritti dell’infanzia p.to 38/d.

*Articolo 21*, tale articolo prevede Istituzione presso la Presidenza del Consiglio, Dipartimento per le Pari Opportunità dell*’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, *sarebbe importante di specificare maggiormente l’attività di tale Osservatorio, il suo raccordo con il CIPLOPE, con il Centro Nazionale *per il contrasto della pedo-pornografia sulla rete Internet*, con l’Osservatorio Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e con il Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’Infanzia e l’adolescenza. Questo al fine di evitare un appesantimento del sistema italiano di protezione e promozione dei diritti dell’infanzia, di non disperdere risorse umane e materiali e di favorire il coordinamento tra i soggetti istituzionali e non istituzionali che operano in tale contesto. Tutto questo anche sulla base di quanto espresso dal Comitato ONU sui diritti dell’infanzia nelle “Osservazioni conclusive” al Rapporto presentato dallo Stato Italiano.





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